COSE IN CITTA'

spazio di approfondimento culturale

DODALAB
idee in movimento

 

nato nel 2016, 

è un contenitore che raccoglie le mie attività che svolgo da circa dieci anni,

un impegno nel campo economico e in progetti culturali.

 

sono così nati 

 

Cosa Succede in Città, in cui proseguo l'osservazione e l'analisi del tempo contemporaneo partendo dalla fine di quello che ho osservato nel mio primo lavoro che vedete qui sotto; 

COSE IN CITTA' è invece più un contenitore che raggruppa tutte le aree, 

dal trading, agli articoli di economia, società, sport e le altre aree che mi suscitano un'esperienza da raccontare; 

e poi i lavori in cui ho incontrato la fotografia e l'arte digitale. 

 

La mia attività ovviamente resta sempre all'interno della polis, 

in senso ampio, 

quella in cui oggi molti sono impegnati con

 l'obiettivo di contribuire alla conoscenza e alla riflessione,

 da pungolo al mondo più convenzionale in senso propositivo.

 

c'è un mondo in trasformazione che ha voglia 

di cambiare in meglio, 

ci sono istanze che chiedono di avviare processi di riequilibrio

che potremmo definire inevitabili. 

 

Lascio per il momento così questo mio spazio,

con il breve scritto che trovate qui sotto. 

E' una sorta di riepilogo dal punto del tempo 

in cui ho iniziato il mio lavoro di riflessione

a quello odierno in cui lascio, per il momento, 

gli spazi di divulgazione.

 

spero possa contribuire alla riflessione e soprattutto a quello che

più mi sta a cuore, 

sostenere con forza e culturalmente 

l'avvio di un processo di trasformazione della mentalità 

in cui si passi dalla logica del conflitto 

(che è quella che ha attitudini a creare problemi)

a quella delle soluzioni.

per tutti

 

Il viaggio nelle aree di cui mi sono occupato in questi anni, cioè l'area economica e quella umanistica, ha prodotto un'esperienza che ho riversato nei miei lavori di scrittura.

La raccolta di appunti sul trading dedicato al mercato valutario è nata con l'obiettivo di trasferire l'esperienza del neofita nel trading online, più che altro per far comprendere quali sono i rischi e gli ostacoli da superare quando si inizia in una posizione retail, cioè non all'interno di una struttura che ha storia ed organizzazione, quindi esperienza, strumenti, metodi, visuale. E' una sorta di libretto informativo che ha l'obiettivo di mettere in guardia chi inizia per evitare di cadere nelle trappole buttando al vento capitale, spesso risparmi. Le altre raccolte, di prossima pubblicazione, non sono altro che l'evidenza del viaggio nel trading, riflessioni e spunti di analisi. 

l'altro versante, quello dell'economia sociale, parte con la scrittura di "Torneranno i Sogni?" sulla globalizzazione, un lavoro certamente legato alla mia esperienza professionale, l'angolo visuale con cui ho vissuto, e poi osservato, il mondo economico.

da quel punto in poi ho continuato ad osservare e commentare gli eventi contemporanei nello scorrere del tempo. sono nati così diversi articoli e paper di approfondimento su temi in prevalenza di carattere economico/sociale, ma non solo. sono scritti trasversali nelle tematiche, che vanno dall'economia, al cinema, allo sport, ai frammenti di rappresentazione.

C'è poi la poesia, ma quella è tutta un'altra storia.​

​

Sono pubblicati:
- Forex Trading tra opportunità e rischi
- Torneranno i Sogni?
- Cosa Succede in Città volume I - L'Arte ci salverà

se volete leggerli  trovate i riferimenti di acquisto nel link 
spazio di acquisto

Gli altri lavori,
Cosa Succede in Città Vol II, 

Cosa Succede in Città Vol III, 

Cosa Succede in Città Vol IV, 

Cosa Succede in Città Vol V, 

contengono gli articoli scritti dal 2022 al 2026. Spero di pubblicarli prossimamente.

​

In Viaggio con Te, una raccolta di poesie, è completo ma non lo pubblico, così come gli altri lavori che la poesia ha scritto. sono con me e, per il momento, con me viaggeranno insieme con i due amici che mi hanno accompagnato in questo viaggio nella scrittura e  a cui sono veramente molto affezionato, dante e don chisciotte.

 

La Commedia  Terrestre, è nata, cresciuta ed oggi riposa in attesa di essere inaugurata nei suoi primi due volumi, parte I e II. ma, come ho già detto, la parte più corposa è quella che deve ancora arrivare. d'altra parte La commedia Terrestre è quella che viviamo ogni giorno, dante aspetta solo il visto franco partenza per iniziare il suo viaggio in questo mondo, with and without.

I lavori di arte digitale per il momento accompagnano il racconto di esperienze. L'arte digitale, insieme alla fotografia, è una straordinaria modalità comunicativa e di linguaggio del tempo moderno.

 

Ovviamente questi sono gli scritti, ma poi c'è tutto il vissuto che è quello che ha alimentato gli scritti, il vissuto nell'odissea di questo mondo, in bilico, passeggiando, correndo, vivendo. Onestamente non mi sembra poco. In fin dei conti se è vero che si può fare di più, è anche vero che ordinariamente si poteva fare molto, ma molto, ma molto meno.

 

help me, sostieni il mio impegno nell'analisi e riflessione sul tempo moderno

puoi sostenermi con un contributo liberale, nella pagina SOSTIENI trovi i riferimenti,

se sei interessato a un mio lavoro di digital art, scrivimi a info@coseincitta.com

Elenco dei principali articoli e scritti 

 

1 Cosa Succede in Città - introduzione Cosa succede in città I 9, 2 Raccordo (non anulare) Cosa succede in città I 17, 3 Le mulattiere del pensiero libero Cosa succede in città I 21, 4 L'impatto della crisi sanitaria sui conti aziendali Cosa succede in città I 25, 5 Riflessioni sul debito nell'economia pandemica Cosa succede in città I 29, 6 Gruppi sociali al test della crisi economica Cosa succede in città I 35, 7 In tema di acqua scarsa Cosa succede in città I 41, 8 Punto informativo Cosa succede in città I 55, 9 Il ruolo del settore pubblico, il sostegno al reddito Cosa succede in città I 59, 10 Le sabbie mobili della finanza: prigionieri delle regole di sistema Cosa succede in città I 69, 11 La medicina del tempo Cosa succede in città I 75, 12 Ancora in tema di fake Cosa succede in città I 77, 13 Mondo nuovo o mondo vecchio? Cosa succede in città I 79, 14 Un veloce sguardo al mondo autonomo/privato Cosa succede in città I 87, 15 Sguardo al Sud Cosa succede in città I 89, 16 Manifesto per il Sud Cosa succede in città I 91, 17 Dove investire le risorse per il futuro? Cosa succede in città I 97, 18 Benedetti intellettuali Cosa succede in città I 101, 19 La forza del simbolo Cosa succede in città I 103, 20 L'impresa colpita al cuore e poi affondata Cosa succede in città I 107, 21 Indietro tutta! Cosa succede in città I 111, 22 L'arte può salvarci Cosa succede in città I 121, 23 Banane Republic. Ortone e il mondo dei Chi Cosa succede in città I 127

24 Appendice. Nota di chiusura [più floreale che musicale] Profondo Rosso Cosa succede in città I 131, 25 Cosa Succede in Città Cosa succede in città I 133, 26 Percorsi paralleli Cosa succede in città I 139, 27 Un arrivederci, nel frattempo; Cosa succede in città I 143, 28 Appunti di viaggio 2021-2022: intro Cosa succede in città II 6, 29 Finiranno gli incubi? Cosa succede in città II 7, 30 I giorni dell'Eternauta: il racconto continua Cosa succede in città II 14, 31 Goccia a goccia Cosa succede in città II 18, 32 Nel mondo della scrittura dell'anima Cosa succede in città II 22, 33 Di chi è la colpa? Cosa succede in città II 25, 34 Dimensioni a confronto Cosa succede in città II 27,, 35 Punto strada Cosa succede in città II 29, 36 La diversa umanità Cosa succede in città II 38, 37 La Babele peninsulare Cosa succede in città II 44, 38 Metaverso Reloded Cosa succede in città II 54

39 Sul concetto di marginalità Cosa succede in città II 66, 40 Quel posto che non c'è Cosa succede in città II 71, 41 Il silenzio degli Innocenti Cosa succede in città II 79, 42 La cultura alcolica dell'Etica Cosa succede in città II 99, 43 Piano straordinario ristrutturazione Cosa succede in città II 105, 44 Qualcosa di sinistro Cosa succede in città II 110, 45 La libertà, un diritto individuale da vivere Cosa succede in città II 128, 46 Una rosa blu Cosa succede in città II 132, 47 Il prezzo delle libertà Cosa succede in città II 136, 48 Non sono un juke box Cosa succede in città II 137

49 Ciao Milord Cosa succede in città II 138, 50 Signori si nasce, campioni pure Cosa succede in città II 140, 51 Psicosetup: quando la mente è amica Cosa succede in città II 143, 52 I ring della vita: la presunta inadeguatezza dell'essere Cosa succede in città II 147, 53 La cultura della coltura del farlocco Cosa succede in città II 148, 54 A dir qualcosa comincia tu: proviamo con la battaglia navale Cosa succede in città II 154, 55 Battaglia navale: continua II parte / lavoro Cosa succede in città II 157

56 E' già domani: le nuove vie del lavoro per nuovi stili di vita Cosa succede in città II 167, 57 Pillole di economia Cosa succede in città II 171, 58 Bonus facciate Cosa succede in città II 177, 59 Ancora tu, ma non dovevamo vederci più Cosa succede in città II 183, 60 L'angolo della poesia Cosa succede in città II 191, 61 In chiusura Cosa succede in città II 195, 62 dedicato a chi mi vuole bene Cosa succede in città III, 63 cultura e spazio - prologo Cosa succede in città III, 64 cultura e spazio - paragrafo 1 - parte II dati macro Cosa succede in città III, 65 cultura e spazio - paragrafo 2 - parte II dati macro Cosa succede in città III, 6 progetti del futuro nel presente: le new Town nell'era dei nuovi processori Cosa succede in città III, 67 appello alla coscienza del mondo Cosa succede in città III, 68 bontà vagante Cosa succede in città III, 69 l'uomo dimenticato Cosa succede in città III, 70 l'ora del crimine Cosa succede in città III, 71 la storia non si cambia Cosa succede in città III, 72 fase di transito 2024 Cosa succede in città III, 73 la finestra sul mare, un luogo in giro Cosa succede in città III, 74 nel mondo della scrittura dell'anima Cosa succede in città III, 75 il sesto senso Cosa succede in città III, 76 diversamente Cosa succede in città III, 77 sulla libertà, out of brand "Ortone Reloded" Cosa succede in città III, 78 la finestra di fronte, incontro al futuro Cosa succede in città III, 79 il luogo dell'anima Cosa succede in città III, 80 l'autonomia nella dimensione spirituale Cosa succede in città III, 81 c'è un grande prato verde, gli spazi vuoti della società in movimento parte I Cosa succede in città III, 82 c'è un grande prato verde, gli spazi vuoti della società in movimento parte II Cosa succede in città III, 83 c'è un grande prato verde, gli spazi vuoti della società in movimento parte III Cosa succede in città III, 84 Venderò Cosa succede in città III, 85 Granelli di sabbia: Il nuovo mondo dei diversi mondi tra necessità ed utopia Cosa succede in città III, 86 gentilmente Cosa succede in città III, 87 the End Cosa succede in città III, 88 I granelli di sabbia del pensiero: disclaimer Cosa succede in città III, 89 Il diritto dell'anima di alzare la mano Cosa succede in città III, 90 appello alla coscienza del mondo Cosa succede in città III, 91 the end: l'attesa tra gli angoli Cosa succede in città III, 92 in giro Cosa succede in città III, 93 per chiarire Cosa succede in città III, 94 un giro nel futuro, pillole sull'AI Cosa succede in città III

95 scrivere, il senso del why Cosa succede in città III, 96 metaverso Cosa succede in città III, 97 il primo giorno della mia vita Cosa succede in città III, 98 Signori si nasce Cosa succede in città III, 99 Il Signore delle Formiche (Cinema) Cosa succede in città III, 100 Il primo giorno (Cinema) Cosa succede in città III

e poi tutti gli scritti del 2026 che non elenco

 

AI parte I Cosa succede in città IV

AI parte II Cosa succede in città IV

Ancora una volta Cosa succede in città IV

Basta poco Cosa succede in città IV

Cerrar los ojos (Cinema) Cosa succede in città IV

Cosa Succede in Città, pensiero libero Cosa succede in città IV

Diversamente Cosa succede in città IV

Don Chisciotte X.0 Cosa succede in città IV

Emilia Perez (Cinema) Cosa succede in città IV

Fase di transito Cosa succede in città IV

Hypnotic (Cinema) Cosa succede in città IV

Il liquido che diventa necrotico Cosa succede in città IV

Il Re dell'Essere Cosa succede in città IV

il tempo delle scelte Cosa succede in città IV

Il vestito dell'essere Cosa succede in città IV

In viaggio con te (poesia) Cosa succede in città IV

La storia infinita Cosa succede in città IV

Le urla degli innocenti Cosa Succede in Città IV

Se fotografando (Riflessioni) Cosa succede in città IV

Se fotografando (Rappresentazioni) Cosa succede in città IV

 

dodaforex - trading tra opportunità e rischi Appunti

AI parte I, AI parte II, Cenni di setup – elementi di configurazione dell’assetto di trading, Dollaro in poltrona / parte II, Dollaro in poltrona / parte III, Dollaro in poltrona da padrone di casa / parte 1, Il Commissario Smanetta nel mondo del trading, Il liquido che diventa necrotico, Il liquido necrotico parte II, Il trading online disinformazione tra nuvole e lenzuola, Il Trading sul mercato delle valute in fase Covid, Introduzione al di trading, Introduzione al trading on line, La valutazione qualitativa dell’attività di trading on-line, Nel mondo del Trading: briscole a confronto, Segnali di vita, Trading di cittadinanza-Il piano di trading start, Trading di cittadinanza-Il piano di trading start – parte II, Trading on line: Ancora in tema di operatività: breve riflessione. Lettera al Dax, Trading on-line sul Forex p. 1: introduzione, Trading on-line sul Forex p. 2: a chi mi rivolgo, Trading on-line sul Forex p. 3: Le criticità, Trading on-line sul Forex p. 4: in sintesi, Trading su strumenti finanziari: parte razionale e parte algoritmica / riflessione, Trading, un quesito da CTU, Trading: cenni di set-up, Trading: va su o giù, Viaggio nel trading, Il liquido necrotico – completo, Giornale di trading Introduzione, Giornale di trading Ep. 1, Giornale di trading Ep. 2, Giornale di trading Ep. 3, Giornale di trading Ep. 4, Giornale di trading Ep. 5, Giornale di trading Ep. 6, Giornale di trading Ep. 7, Giornale di trading Ep. 8, Giornale di trading Ep. 9, Giornale di trading Ep. 10, Giornale di trading Ep. 11

La Finanza da Investimento – Il trading sul mercato valutario

 

Forex Trading tra opportunità e rischi

 

Il mercato delle valute e il trading sul Forex1.1 Introduzione al Trading Forex: il racconto di un percorso di avvio1.2 Il settore del trading on-line1.2 Il settore del trading on-line1.3 Il settore del trading on-line in Italia1.4 Il FOREX: volumi, quotazioni, variabili1.5 Strumenti di negoziazione sul Forex1.6 Il trading a margine e la leva finanziaria2. Un approccio al trading sul Forex: il2.3 La scelta del profilo di trading PELTH2.1 Il PELTH2.2 Approfondiamo il concetto di flottante2.4 In sintesi3. Forex trading tra opportunità e rischi: 3.1 Obiettivi, condizioni, opportunità e rischi Trading plan: una possibile configurazione4.1 Executive summary4.2 Il trading plan4.3 Lo sviluppo dei ricavi4.4 Le ipotesi del piano Start4.5 Lo sviluppo del Conto Economico4.6 I risultati del Piano5. Forex trading: sintesi conclusiva5.1 Riflessione sull’attività di trading5.2 Tiriamo una linea5.3 Solo un’ultima considerazione

Nel mondo della scrittura dell'anima (così è anche se non vi piace)

 

“Tornando alle motivazioni dello scrivere, quella più importante, di fondo, è dare spazio alla voce dell’anima, in modalità di espressione anche grezza e non perfettamente compiuta, che nulla ha a che fare con le specifiche competenze dell’intelletto.” 


In fondo l’uomo, soprattutto quello occidentale, non ha fatto altro che costruire strutture intorno all’anima, un modo di ragionare che vuole sempre trovare una sua razionale spiegazione. Ne vediamo il risultato: quando l’anima, o le anime, l’indole, le specificità, i desideri, si scontrano con le strutture si creano fratture. Quelle più piccole, che in quanto tali spariscono nell’ambito della quotidianità necessaria che le assorbe come uno scottex, altre più grandi che, a seconda dei casi, rappresentano fatti da gestire come patologia. E quindi raccontare le cose per come si vedono, neanche necessariamente per come sono, seguendo i sensi dell’anima, che ha i suoi strumenti di percezione, la sua sensibilità, rappresenta per me la vera motivazione. Detto questo, che vale più che altro per introdurre la prospettiva con cui scrivo che non è quella tecnica, ne approfitto per ribadire un concetto a me molto caro. Senza alcun obiettivo di tirare acqua al proprio mulino del pensiero, voglio ribadire ancora una volta che per me la scrittura non ha nulla di tecnico, nel senso della ricerca di un canone estetico codificato, pur nella piena consapevolezza del valore della conoscenza della tecnica che si affina con lo studio e regala metrica, matematica e quant’altro agli scritti. In generale a tutto ciò che si produce e realizza in molti ambiti, tra cui quello culturale. 
Per me la scrittura è solo un’appendice, la fase terminale di un processo.

 

Certamente è importante progredire nelle conoscenze tecniche per eliminare le inesattezze, per aderire quanto più possibile al corretto modo di scrivere, ma questo più che altro per ossequio, per gentilezza nei confronti di chi è padrone della conoscenza e cura questi aspetti. 

Per me la scrittura è solo uno strumento, il terminale di un processo di apprendimento che ha nell’esperienza la sua fonte, nell’elaborazione intuitiva il suo processo di produzione, che si concretizza nella forma delle parole in grado di esprimere, al di là della tecnica, il sentimento vero che lo alimenta. Inoltre, penso che la tecnica (chiamiamola così) rappresenti un po’ una struttura di cemento armato, che ingabbia la fantasia, che stringe i concetti e le emozioni per adattarle al contenitore e questo, in qualche modo, rappresenta una distorsione rispetto all’oggetto vero della narrazione, il trasferimento dell’emozione. 

Chiaramente non lo ritengo un approccio valido per tutti, lo è certamente per me. Nel momento in cui inizi il viaggio nell’acquisizione degli elementi di struttura, piano piano il corpo dell’anima e il suo essere vivo in base ai tratti che ne sono propri, ritorna nella sua gabbia, nel suo nascondiglio, quello in cui sono confinate una moltitudine di sensibilità, seppellite dal peso delle strutture codificate dalla conoscenza e dal corretto. E questo spiega la divaricazione del percepito di un lavoro, sia esso uno scritto, una musica, un dipinto: il percepito tecnico, il cui linguaggio è decodificato da chi ha gli strumenti di lettura, il percepito emozionale, che tutti recepiscono, il percepito emozionale dove c’è struttura e tecnica, che si fondono senza regole di priorità, senza necessità di percorso. 

 

Perché a volte anche chi esprime una sensibilità senza aver fatto un percorso tecnico, trasferisce come d’incanto una tecnica che risponde alle regole della conoscenza intuitiva che ricodifica, mediante altre vie, quello che lo studio e l’approccio razionale catalogano in regole definite. 

Se vogliamo, è parte del mistero della natura, della vita e del progresso, che ci porterà in futuro sempre più a capire perché ci muoviamo in un certo modo, nel materiale e nell’immateriale, una conoscenza che avvicinerà, non divaricherà, sempre più ciò che siamo da ciò che conosciamo. 

Per questo motivo voglio lasciare libera l’anima e la sua fisicità, per non turbarla cominciando a costruire steccati, per evitare che scappi e poi non ritorni più. 

Quando si costruiscono steccati, l'anima scappa e l'unico modo è seguirla, per non perderla, ovunque vada, nel nascosto di un nascondiglio, ingabbiato all'interno di un corpo fermo, o nel vagare tra i luoghi del mondo, lontano dalle gabbie delle ideologie, dei pensieri, fuori dalle macerie. 

Oggi posso dire che qualcosa si rifiuta di esprimersi se non a determinate condizioni, qualcosa di più specifico non ne vuol sapere, intento com'è a raccordare l'esperienza vissuta ai suoi tempi con la follia moderna, altro ha bisogno di condizioni di vissuto, molto altro è già scritto e quindi oggi la scrittura può attendere l'evoluzione degli eventi e la metabolizzazione di quanto in atto. 

Mentre la poesia, sulla poesia possiamo solo essere contabili metronomi e misurare, a posteriori, la distanza tra un'esternazione e un'altra, che sappiamo, la poesia non si gestisce, semplicemente si subisce come pura espressione di sintesi del vissuto. 


il naufragio degli ideali nella tecnopolitica

la gabbia dei sogni, il movimento senza più benzina

Capisco perfettamente che quando i problemi causati dai disequilibri vengono a galla, quando i fatti concludenti presentano il conto  e parlano molto più di quanto si possa fare con la parola, il primo istinto naturale è quello di eccepire la concretezza della eventuale controproposta, se c'è. Come dire, questo è il migliore dei peggiori mondi, uno migliore proprio non è previsto, certo si può ottimizzare ma niente di più. Ne ho gia' parlato in una delle mie ricostruzioni del mondo in viaggio dalla crisi del 2008 in poi. Certo, bisogna essere onesti, quando un enorme coacervo di problemi si manifesta è facile contestare salvo poi quando si sale in sella trovarsi con gli stessi vincoli di sistema che imbrigliano, tanto è connesso il mondo attuale che se è vero che la globalita' senza regole può creare oltre che opportunita' anche problemi, l'isolamento e l'essere chiusi in se stessi è ancora peggio. E allora come trovare una strada equilibrata se non si comprendono fino in fondo  i vincoli che ci portiamo dietro?  

e quindi, a questo punto, è probabile che farò l'addendum al punto strada 2026, commentando i dati che ho presentato nella tabella macro-dati annessa, che si commenta da sola. Ci sono dentro tutte le contraddizioni delle impostazioni di questo mondo, i cui tratti sono comuni a molte aree del mondo e perchè a volte le grida che vengono non solo dall'analisi concreta del dato, ma dal profondo dell'anima, hanno il senso dell'invito a prendere coscienza di ciò che è in itinere. E' il grido di allarme che la sensibilita', il senso di sopravvivenza, il senso di umanita', non possono ignorare. Il senso di sopravvivenza riguarda tutti, non solo una parte delle societa' e non per rompere, ma per invitare a prendere le decisioni in cui il senso di concretezza sia il cardine. Non è più un problema di conoscenza scientifica accreditata, del luogo o da che parte arrivano le critiche o l'analisi, il problema è la sostanza, guerra e pace, pane e fame.

E sappiamo che l'umano, (lo sappiamo perchè lo abbiamo sperimentato nel recente passato con il covid), quando è chiamato a risolvere i grandi problemi, trova sempre soluzioni, se si è concordi e c'è condiisione di obiettivi, oltre ed extra-territoriali-di cultura-di ideologia-di religione. E' il senso dell'essere umani ed essere parti di un universo che, guarda un pò, ha una grandezza: quella di accogliere tante, tantissime diversita' che possiamo chiamare specificita'. mentre noi per difenderne qualcuna, sacrifichiamo anche i più elementari diritti: l'accoglienza, l'accettazione, la condivisione, l'aiuto reciproco, soffocando il senso di umanita'. Farò questa breve riflessione sui dati, in cui tanti slogan naufragano di fronte al dato concreto.

Quel dato concreto che ha oramai invaso le menti di molte menti critiche portatrici di quel desiderio di urlare un dolore che si origina semplicemente dal ricordare ciò che non va

quella concretezza tecnocratica che è certamente ineludibile nelle soluzioni, che l'evoluzione tecnologica portera' ai massimi livelli consentendo di vivere meglio (in questo la parte dell'intelligenza artificiale che si occupera' di ottimizzare i processi sara' decisiva), ha oggi attratto a sè lo spirito di critica costruttiva per apportare i cambiamenti, ha fatto naufragare il concetto di sogno, quello che nella sua concretezza, è il vero carburante di ogni moto di cambiamento.

un appiattimento in cui lo spirito critico ha abdicato alla visione puramente tecnocratica che restituisce nell'epoca delle guerre forse un pò di pane nell'oggi e una minore afflizione, quella  che gli spiriti indomiti devono sopportare per cercare un miglioramento nelle condizioni di vita. per tutti.

 


punto strada 2026

 

 

"Torneranno i Sogni?", il mio primo lavoro di riflessione sul tempo contemporaneo. 

Ho già scritto che non mi occupo di quotidianità, anzi, nell'ultima fase del mio percorso di analisi del tempo moderno, ho volutamente tralasciato di commentare ciò che accadeva soprattutto dal punto di vista economico. Troppe notizie condizionate dalla comunicazione frutto della visione di parte che probabilmente ha anche l’obiettivo di uscire dalle metodiche del passato, togliendo punti di riferimento al mondo convenzionale e a quello che va oltre il mondo reale e produttivo. 

In effetti, a lungo andare, i dati mi hanno dato ragione. Ma non ho mai perso di vista l'analisi di fondo che aiuta a gestire anche l'ordinario e fornisce gli strumenti da utilizzare per sviluppare la proiezione sul futuro. Perché? Molto probabilmente perché in "Torneranno i Sogni?" il mio punto di vista non era proprio così sbagliato. Intuisco che il mio lavoro non sia stato accolto benevolmente da tutti (forse anche boicottato, oscurato), una parte si è sentita forse chiamata in causa, ma il mio obiettivo era semplicemente quello di far comprendere, in modo accessibile a tutti, quali erano le principali disfunzioni del mondo globalizzato senza regole e perché, a partire da un certo punto in poi, sono crollati di colpo interi settori, travolgendo la vita anche di aziende storiche e relegando una numerosa umanità di soggetti nei meandri della morte economica  e sociale. Soggetti molto spesso protagonisti della rinascita post guerra e che tanto hanno fatto in termini di benessere condiviso.

Oggi in tanti si chiedono a che punto siamo e soprattutto quale sarà il futuro, cosa ne sarà di noi e cosa si può fare. 

La mia analisi e tutto ciò che successivamente ho osservato seguendo l'economia e i mercati mi aiutano ad esprimere una sintesi sul punto di arrivo.

Comprate (così si deve per le opere dell'intelletto di artisti, scrittori, intellettuali, è una questione di senso civico) e leggete il mio testo (Torneranno i Sogni? Globalizzazione, nascita e declino) e provate a riannodare gli eventi per vedere se c'è una convergenza di analisi sul presente. 

Se non si conviene sul passato, almeno nei punti essenziali, non si può analizzare il presente e pianificare il futuro. 

Cose in Città
e
Cosa Succede in Città

 

Volume V
Appunti di viaggio 2026


Torneranno i Sogni, punto strada 2026
 

dalla fase iniziale al punto di arrivo

 

Cosa è successo nell'epoca economica globalizzata senza "regole"? Il punto centrale della globalizzazione economica era la massimizzazione del profitto che sappiamo essere una variabile decisiva nelle scelte di investimento. Non l'unica, certo, ma certamente determinante dal momento che se non c'è profitto, difficilmente c'è impresa a meno che gli obiettivi non siano diversi. 

La variabile competitiva è quindi così decisiva ma allo stesso tempo così difficile da gestire tenendo conto della necessità di vivere essenzialmente non con un unico scopo, ma nell'interezza dell'essere che necessita di equilibrio. Per stare nel mondo economico invece, quando la competizione diventa sempre più forte, si perdono di vista le misure. 

Nel periodo globalizzato la massimizzazione del profitto si è realizzata secondo i meccanismi che ho descritto nel testo, in primis nella delocalizzazione di molte attività produttive. Che ha portato distruzione delle competenze sui territori nazionali ed interrotto il trasferimento intergenerazionale. Non solo, la ripartenza ex novo nel presente è sempre problematica perché bisogna ricostruire una storicità, il portafoglio commerciale, la fidelizzazione dei clienti, quello che possiamo definire avviamento. Oggi più che mai potete osservare quanto sia difficile far ripartire le iniziative sui territori. 

Non solo, al nuovo da implementare si aggiunge lo svuotamento nei territori di molte manifatture, oggetto di ridefinizione strategica da parte dei gruppi di impresa che più che mai si muovono anche nella logica delle relazioni internazionali e della geopolitica in movimento. 

Torniamo un attimo ad un punto essenziale. Cosa è successo in passato? Cosa ha alimentato e innestato il processo di crollo? 

Tutto il sistema economico si regge essenzialmente su un assunto per cui chi produce un bene o un servizio, o definisce un'offerta, deve avere un cliente. In qualsiasi caso, a prescindere se i miei margini di produzione e vendita siano ottimizzati, se non c’è un cliente l'iniziativa fallisce. 

Nell'epoca globalizzata la chiusura del cerchio era l'espansione dell'erogazione di finanziamenti a supporto di consumi ed investimenti. Quindi credito al consumo, linee di finanziamento, mutui per investimenti (subprime, ad esempio, ciò che ha innestato la crisi). 

È cosa intuitiva che l'espansione di credito nell'immediato aumenta i consumi mentre li deprime nel medio termine.  Se ho un reddito di 2.000 e la metà è già occupata dal rimborso di rate, avrò esattamente la metà "spendibile". Quando il credito si espande a dismisura (non dimenticate che se si espande il credito vuol dire che si espandono le vendite) e il plafond spendibile di contrae, la capacità del mercato di assorbire prodotti e servizi viene meno. Con la contrazione della capacità del mercato di comprare (assorbire l’offerta), le unità produttive entrano in crisi, iniziano le chiusure e i licenziamenti. I quali, di conseguenza, ampliano l'effetto di riduzione, infatti quei lavoratori (in senso ampio) che sono anche consumatori, sono sottratti al mercato. 

A questo punto veniamo al presente in cui osserviamo, ogni giorno, non solo la difficoltà del vivere quotidiano ma anche la prosecuzione del meccanismo innestato dalla crisi del mondo globalizzato. 

Si sono ridotti i mercati, le opportunità di lavoro sono sempre più scarse, le unità produttive si riallocano diversamente dal passato spesso rientrando nei sistemi economici nazionali in cui c'è una diversa struttura di costo di sistema, un diverso tipo di burocrazia e di regole. A cui si aggiunge la problematica della variabile energetica (e non solo) visto che nel periodo globalizzato non abbiamo pianificato il futuro. Cosa significa? Che la quota disponibile di quel reddito mensile di cui ho parlato è ancora più bassa in partenza. È come se ci fosse un'automatica riduzione per fattori esterni che non sono gestibili in quanto non ci sono alternative. Il processo inflattivo, quello vero (cioè non da statistiche, quello da statistiche non l'osservo più, è già stato rettificato a posteriori in qualche occasione) prosciuga ancora di più i redditi. 

Tutto quello che evidenzio, lo voglio sottolineare, è a parità di condizioni di vita. Anche senza spese per beni semidurevoli o investimenti immobiliari per cui devi sostenere una rata, il reddito disponibile, a parità di entrate, si è contratto (e molto) di suo. 

Vi chiedo: come si può pensare di operare nel sistema economico, privato, se mancano i potenziali clienti? Come si possono pianificare gli investimenti?

Quando osservo il dibattito sulle crisi aziendali, su ciò che sarebbe opportuno fare, mi dico che essenzialmente il processo economico globale (nella sua fase di “ritorno”, che è l’opposto di quello dell’espansione) sta facendo la sua strada e che le misure di cambiamento per il futuro non sono nel breve, sono nel lungo termine anche se i processi di avvio sono certamente nel presente più o meno immediato. 

E se quindi i processi di pianificazione industriale che presumibilmente individueranno l'assetto del futuro si sviluppano in quell'ottica temporale, non resterebbe nell'immediato che l'intervento pubblico a sostenere quantomeno il vissuto di chi deve subire le conseguenze di un movimento tellurico globale inarrestabile (interventi che possono essere delle più svariate forme, da quelle normative a quelle di sostegno all'iniziativa privata, alla realizzazione di fondi di settore che hanno il compito di fare da cuscinetto temporale -alle iniziative produttive- ma anche a supporto della fase patologica del credito, e così altre possibilità. Non parlo, cioè escludo, il reddito di cittadinanza. È troppo avverso ed è un assist troppo generoso che rappresenta l'alibi di chi non vuol capire la difficoltà del mercato di rappresentare la soluzione alle sue inefficienze. Parlo ad esempio di produzioni nazionali, società multifunzione, multiprodotto, multiservizio, il cui fine ultimo non è quello del profitto; società partecipate ad esempio da fondi che producono beni di utilità economica sociale. E poi le svariate forme di eliminazione di burocrazia, di semplificazione dell’iniziativa economica, di libertà di fare nella necessità prioritaria di produrre, piuttosto che di regolamentare, e controllare. Ne parlerò in futuro)[1].

Se non che, basta osservare il bilancio degli stati nazionali per capire che non abbiamo più la possibilità di gestire risorse proprie, nazionali (se non in quantità molto limitata), mentre a livello centrale europeo la funzione monetaria e di bilancio non viene gestita. Per genesi, per cultura, per differenze nelle condizioni strutturali dei diversi paesi, per differenza nella visione di come deve essere il modello sociale. 

A quanto detto si aggiunge la scelta di attivare quel bilancio non per sostenere e ripianificare l'economia (e il vissuto di ogni cittadino) ma per un piano di riarmo che ha l'obiettivo di sostenere conflitti che sono, tra l'altro, causa dell'impoverimento e della decurtazione dei redditi di cui ho parlato. E in cui, tra le altre cose, molti degli investimenti in strumenti di distruzione non saranno mai utilizzati, o magari saranno sparati in qualche campo incolto in cui naufragano i nostri soldi nel mentre anche un sacco di patate diventa un lusso. 

Chi realmente vuole un mondo così osceno? 

Nell'era globalizzata l'assunto di fondo che il mercato potesse fare tutto, ciò portare benessere diffuso, occupazione ai massimi livelli, è fallito. 

Ne ho già parlato diffusamente in più di un'occasione e nel fare la critica, la contraerea immediatamente ti colloca nel mondo dei figli dei fiori, nella bucolica area di chi si accontenta di aria e non di sostanza. Dimenticando che esistono graduazioni nel modo di vivere in cui si può combinare la capacità di trovare condizioni di esistenza secondo le regole che si sono date le organizzazioni moderne con la possibilità di vivere la condizione dell'essere, quella di essere umani. 

Perché si è generato questo odio nel mondo? C'è un qualcosa nelle dinamiche sociali che non funziona? 

L'enorme espansione del debito nell'era globalizzata ha contribuito a realizzare molte delle inefficienze del presente che rappresentano un vincolo per il futuro. Compito del debito è quello di fare da ponte tra presente e futuro. Nell'epoca globalizzata si è confezionata un'enorme anticipazione di profitti a scapito del futuro. Abbiamo (come umanità) rubato tempo e denaro al futuro e ne stiamo pagando le conseguenze.

Quando il credito si espande preleviamo risorse monetarie dal futuro e le spostiamo nel presente. L’enorme concentrazione nel presente di disponibilità monetarie, e quindi di capacità di spesa, ha finanziato in sostanza il modello del consumo e dell’investimento, ottimizzato per fare profitto. Questa enorme quantità di risorse ha remunerato i fattori della produzione, giusto, ma sostanzialmente ha finanziato il profitto e il suo accumulo. Nel momento in cui il credito è esploso, una miriade di soggetti ne è rimasta sepolta, caduta nel burrone dell’indigenza economica. Si è interrotto il tempo economico diventato discontinuità e quindi impossibilità laddove il concetto di caduta non è parte della cultura di sistema. 

Inoltre quando il credito esplode e i debiti non sono più rimborsabili, uno degli effetti indiretti è quello di spingere alla razionalizzazione del credito. Dopo la crisi del 2008 il ricorso al credito è diventato più difficile, creando di conseguenza un’automatica riduzione dei volumi economici che quindi si sono contratti. 

In sostanza è venuto meno uno dei punti forti del modello dell’epoca globale, quello del credito disponibile in grado di creare clienti che possono spendere. 

Quando con meno credito i volumi si sono contratti, le unità produttive hanno cercato (e lo fanno anche oggi) per quanto possibile, di sostenere i margini di profitto alzando il livello dei prezzi. Ecco che si è innestata la spinta inflattiva su cui poi ha inciso in modo determinante la fase Covid, che non ha fatto altro che accelerare questo processo di implosione del mondo globale. 

La necessità di ritornare il più possibile autosufficienti all’interno delle aree nazionali senza dipendere da terzi ha cominciato ad innestare i processi di ristrutturazione strategica produttiva portando ulteriore desertificazione su molti territori. 

Con l’inizio dei conflitti, ancor oggi in essere, la spinta inflattiva ha subito un’ulteriore accelerazione con l’incremento dei costi energetici. E con il ritorno dell’inflazione si sono rialzati i tassi di interessi che battono forte sui versanti in cui il debito esiste: famiglie, imprese, bilanci pubblici. Soprattutto questi ultimi e in particolare quelli degli Stati più indebitati. Infatti il tasso di interesse ha la natura bifronte, serve per attrarre investitori in un’epoca in cui tutti gli stati hanno necessità di collocare; dall’altra infilzano con la spada degli interessi passivi i bilanci già precari di molte organizzazioni nazionali.

Come vedete, il crollo del mondo globale si è portato dietro tutto ciò ed eccoci nel presente in cui: si sono ridotte le opportunità di produrre redditi, il fenomeno inflattivo ha eroso di molto le capacità di spesa e la sostenibilità è diventata precaria, il ricorso al credito è sempre più difficile, molte aree territoriali scontano le decisioni di riassetto produttivo, gli stati molto indebitati e senza leva monetaria si trovano con poche possibilità di intervento e il grande problema di garantire sostenibilità grazie al rinnovo dei debiti dovendo necessariamente utilizzare il tasso di interesse non solo per combattere l’inflazione ma anche per essere attrattivi nella collocazione di debito. 

Capite perché in tutte le funzioni in cui lo stato opera, si chiedono interventi per risorse che non ci sono. 

Osservate bene i fenomeni di fondo che sono in atto: il reddito individuale e/o familiare si è contratto, come dicevo sopra, già in partenza; è come se fosse nettizzato da tutti i fenomeni economici che comprimono le entrate e alzano l’incidenza di costi essenziali di vita, non comprimibili.

In sostanza mi sembra di poter dire che mentre nella crisi del 2008 (e piccole successive e conseguenti) il crollo è stato enorme e repentino, oggi il fenomeno di contrazione è più lento ma inesorabile. 

Sembra sostanzialmente che ci stiamo avviando verso quel punto del passato ma lo facciamo molto più lentamente con una costante e progressiva regressione della capacità di sostenere il quotidiano con i redditi prodotti.

Ovviamente al punto di arrivo in cui siamo, ogni Paese sconta la individuale specificità a seconda della struttura di bilancio e del tipo di economia, ma molti tratti che ho descritto sono comuni a quasi tutti i paesi dell’area occidentale in generale. 

Dal punto di vista macroeconomico e delle dinamiche di business, come ho già evidenziato nei miei precedenti scritti, dopo il crollo dell’era economica globalizzata senza regole le grandi potenze hanno innestato il loro processo di ridefinizione strategica. Da una parte inserendo le attività più proprie del marketing e della ricerca e sviluppo, definendo offerte oggi molto competitive, complete, in grado di porsi come alternativa ai prodotti occidentali. Dall’altra si è avviato il processo inverso alla delocalizzazione, favorendo il reinvestimento, e non solo manifatturiero, nell’area nazionale. Un processo molto più “solido” e molto più lento ma che guarda al lungo periodo e soprattutto, completa il processo di “indipendenza” da terzi quantomeno necessario in un’epoca in cui gli shock esterni sono dietro l’angolo.

E le altre aree del mondo che si aggregano cercando di avviare nuovi processi non solo di relazioni ma anche di creazione di valore, quello che serve a dare sostenibilità ad ogni area. 

E’ questo un punto decisivo del futuro, quello di creare le condizioni economiche di esistenza in ogni area poiché i flussi di migrazione non possono essere incondizionati, pena l’alterazione degli equilibri sociali all’interno di ogni area, pena l’impossibilità del welfare non solo per i nuovi, ma per ciò che è già parte del sistema. 

Dall’altra, se non si favorisce la logica del trasferimento gestito, molte aree del mondo e soprattutto quelle continentali, non avranno materialmente le risorse umane per sviluppare le iniziative economiche. E’ una considerazione che è non solo nei fatti ma soprattutto nei dati. 

Se non si riuscirà a gestire questa fase in modo equilibrato e direi anche veloce, i conflitti esploderanno. Ed ecco perché c’è una visione del mondo per cui è necessario armarsi, anche se questo porterà ulteriore impoverimento e riduzione delle possibilità di vita. Anche questo è nei dati.

Il mondo economico dell’oggi è fermo ad un incrocio, quello in cui si decide probabilmente molto di come sarà il modello di sviluppo sociale in tutte le aree del mondo. 

Il sistema ambientale, quello manifatturiero in generale, persino l’intelligenza artificiale, sono al blocco della riflessione su cosa fare e come procedere perché ci sono fenomeni e tratti che vengono dal passato che non solo sono punti di riflessione, ma sono anche il vincolo per il futuro. 

Non intravedo, almeno nel presente, dove possa essere la svolta se il sistema rimane così com’è, fondato sulle impostazioni classiche che sono destinate comunque a presentare il loro conto.

Né ovviamente come si possa uscire dall’intreccio dei problemi se non si passa dalla logica del conflitto a quella della soluzione dei problemi.

Ben consapevole della sinteticità dell’excursus appena compiuto in cui ho dovuto saltare alcuni passaggi, spero comunque di aver offerto un quadro sufficiente a descrivere il punto in cui siamo. 

Un compito che ho riservato alla seconda edizione del testo, in cui affronterò gli argomenti più in dettaglio preparando al volume successivo, quello in cui l’oggetto è la coscienza del mondo, i suoi tratti e le dinamiche sociali che si ripetono sempre e che ostacolano, spesso annientandole, tutte le voci deputate ad innestare analisi, critica e cambiamento.

 

Chiudo questa breve riflessione sul percorso fatto sino ad oggi nello stesso modo con cui ho chiuso “Torneranno i Sogni”:

 

“L’anima del concetto di ascensore sociale è la mobilità. Cioè partire da un punto e muoversi, intraprendere un percorso, raggiungere un altro punto; concretizzare idee, sacrifici, valorizzare attitudini e competenze. La mobilità riempie, tiene impegnati, è la forza che ci spinge al raggiungimento degli obiettivi, a mettere in pratica la propria idea di vita, la propria missione. 

Senza mobilità la vita è inerzia, vuoto, è come se mancasse la benzina in una macchina pronta invece ad un lungo cammino, vista l’aspettativa di vita attuale e senza spinta si è già morti.

Per questo, per riacquisire mobilità, è necessario ridefinire i percorsi. I punti di arrivo, siano essi intermedi o più avanzati, si chiamano obiettivi, step, tappe.

Per alcuni, o per molti, sono semplicemente sogni.”


 

[1]Ovviamente il punto strategico è sempre l’Europa, le sue enormi possibilità, la sua ineludibilità così come la caratteristica auspicabile che sia federale, nel senso di lasciare che i territori nazionali, anche in modo condiviso in un contesto più ampio, possano organizzarsi in autonomia per valorizzare le proprie specificità, lasciando al centro la gestione dei temi più importanti per vivere e competere con le grandi aree del mondo. E quindi potrebbe diventare strategica la possibilità di strutturare fondi settoriali che i territori nazionali possano utilizzare in autonomia per sostenere i territori. La difficoltà è solo nella capacità di essere duali, mettere a disposizione e lasciare autonomia nell’utilizzo. Si supererebbe in questo modo il limite insito nel potenziale del singolo paese usufruendo delle potenzialità di un’area forte, con una moneta forte poiché riconosciuta come tale dal bene più prezioso, la fiducia.

 

L’area nazionale

 

Come nella prima versione del testo, dedico un piccolo spazio all’area nazionale. 

Ho prima fatto cenno al fatto che molti dei fenomeni economici e sociali del presente sono comuni all’area occidentale, ma con molte differenze. 

Oltreoceano si stanno organizzando diversamente, ma è un’area troppo forte e con una consolidata forma mentis, organizzativa, che ha come obiettivo la massimizzazione del benessere dell’area, certamente con le sue criticità ma anche con una consolidata attitudine a gestire il bilancio. 

Per l’area nazionale invece, rispetto alla prima edizione, non aggiungo considerazioni, Vi allegherò qualche dato su cui riflettere.  Una tabella, quella qui sotto, su cui rifletto sempre.  

Nella sua essenzialità, rappresenta comunque un punto fermo su cui rimandare le riflessioni e, lasciatemi dire, in cui naufragano molti slogan. 

Sono dati pubblici, in una semplice riaggregazione che sconta naturalmente i limiti informativi laddove dietro un numero si cela sempre sia una lettura che una complessità. 

Vale allo stesso modo che in un bilancio, dove dietro i numeri ci sono sempre persone, con i loro sacrifici, le competenze, le idee, i sogni.

C’è, in questo boschetto di numeri che leggete nella tabella dati macro, passato e presente.

Cosa fare oggi? 

 

Dico che il mio umile e onesto lavoro, l'ho fatto oramai da anni. 

Ho scritto il testo (Torneranno i Sogni? Globalizzazione, nascita e declino) nel 2017, l'ho pubblicato nel 2020, successivamente ho pubblicato oltre che i testi che trovate nel sito, una serie di riflessioni in cui ho affrontato molte delle problematiche del presente. 

Scritti, ovviamente, rimasti inascoltati e boicottati (ma abbondantemente depredati nelle idee, gratis ovviamente) così come lo è stato il mio primo lavoro a cui sono molto, molto legato.

E allora, se qualcuno vuole essere parte di un'azione di compartecipazione alle azioni della polis che hanno l'obiettivo di mettere ordine alle cose giuste, non a quelle delle reclame, iniziate anche con il leggere il mio testo insieme con quelli di chiunque riterrete di vostro interesse. 

Possono contribuire a trovare, pian piano, un angolo visuale per guardare le questioni di questo mondo dall'angolo super-partes, oggi più che mai necessario per non farsi abbindolare dalla comunicazione di parte che ha l'unico obiettivo di portare acqua al proprio mulino.

Per quanto mi riguarda e per quanto possa essere difficile, complicato e non agevole, cercherò di sviluppare il tema della coscienza del mondo, cioè di quelle dinamiche che si rinnovano generazione per generazione (nei secoli) e che hanno contribuito in modo determinante al regresso evolutivo dell'umano contemporaneo in cui la tecnica ha rotto gli argini di controllo delle forze umane deputate a controllare l'inarrestabile istinto al progresso tecnologico e alla conoscenza. 

Istinto al progresso e forza di controllo, entrambe insite nella dimensione umana sin dall'origine. 

È tempo di riequilibrio.

 

Questo è il punto di arrivo del mio viaggio nella riflessione e nel racconto di Cosa Succede in Città, questo il mio ultimo lavoro di pubblicazione su questi schermi dell'iter che dalla tappa iniziale mi ha portato sin qui. Certamente proseguirò il mio lavoro, anche a breve, ma questo articolo ha molto il senso di un punto di arrivo e, ovvio, di partenza.  

Verso cosa, dove e con chi? I desideri sono ben chiari, chiusi e celati nel mio cuore.

 

"Inizia cosi’ il viaggio nella contemporaneità, osserverà le vicende umane seguendo le indicazioni e il condensato della volontà da cui promana iniziativa, celato nel cuore. 

Non sarà mai censore, né il giudizio accompagnerà i suoi scritti, osserverà anime, eventi e luoghi, la penna la sua arma, l’intuito e l’intelletto le sue guide.
Ha già trovato l’amore e ha riscoperto quanto sia difficile, anche nel tempo moderno, amare liberamente condividendo scelte di vita che sono ispirate unicamente ai propri sentimenti, invalicabile argine alle influenze, ai condizionamenti esterni, all’altrui volontà e visione.
Sarà così una voce narrante del vivere dei suoi tempi in quella che, sin da prima dell’inizio della contemporaneità, era ed è La Commedia Terrestre"

 

Ho l'impressione che l'analisi ed il racconto del tempo moderno (che ingloba anche il passato) saranno parte della mia vita, come l'amore, che ci guida sempre in ogni cosa che facciamo.  

E certamente lo farò insieme ai miei due oramai inseparabili amici, dante e don chisciotte.

 

Dedicato a tutti quelli 

a cui l’era globalizzata

ha rubato la propria storia

e i percorsi di vita passati,

penalizzato e cambiato il presente,

 annebbiato il futuro.

a tutti l’augurio di trovare

nuove strade per raggiungere

nuovi obiettivi.

che il futuro ristabilisca le condizioni

per cui l’esperienza passata

diventi il tesoro

da conservare nello scrigno 

della memoria. 

I love you

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