SOCIETA' E CULTURA

cercando i sogni (cercando te)

"This is the End",

cantava Jim, poeta prima ancora che artista musicale che, come tutti i poeti, sperimentava la difficile, se non impossibile, sostenibilità della sensibilità, che parte dall'anima, la esplora, vive il presente, esterna attraverso la musica che contiene poesia, dando voce all'essenza della vita dentro di noi nella ricerca non solo di ciò che siamo, della finalità del vivere, ma anche del rapporto tra ciò che siamo e ciò che invece, dall'esterno, ci viene imposto di essere o semplicemente possiamo essere.

Nella ricerca e nell'esperienza del vissuto, emerge in primo piano la relazione tra percorsi personali, che desideriamo unici, e le strade precostituite in cui le società si strutturano.

E così, arriva la fine dell'esperienza di comprensione in cui si matura che le vie dell'anima non incrociano le vie materiali delle organizzazioni sociali storicamente orientate, nella loro struttura, a soddisfare l'esigenza del mantenimento dell'equilibrio garantito sia con la forza che con la resistenza ai cambiamenti che naturalmente, cioè in modo naturale, trovano istanza in tutte le esistenze mosse dall'esigenza di migliorare la propria condizione. 

Dopo quell'End, l'umanità ha ancora di più accellerato nella direzione materiale basata sullo sviluppo della tecnologia, quell'evoluzione tecnologica che di per se è un fatto positivo, ma che deve necessariamente essere servente delle altre dimensioni del nostro essere e vivere da umani. 

Le strade del mondo contemporaneo occidentale sono diventate ancora più marcate nella logica della produzione e del consumo, e le vie dell'anima sempre più relegate a vagare nell'etere, disperse quasi senza possibilità di vivere del piacere di incontrare la terra, e il mare.

Tutte le fasi storiche hanno un inizio e una fine, anche se le linee non sono marcate in modo chiaro e preciso, nell'evoluzione del tempo, lungo rispetto alle vicende delle singole generazioni. 

Una fase è finita, l'ultima, che ho attraversato e analizzato in pieno a partire dal 2016, ma che era in itinere già dal 2008. 

Avete visto quanti brandelli sono stati disintegrati? quante vite, quanti simulacri, quanto di intoccabile è saltato? anche se, onestamente, quello che tutti dovremmo chiederci, ed in particolare le unità più portate alla confliggenza attiva afflittiva, è se lo strumento per affrontare l'analisi e la ricerca della soluzione, è il bastone o il buon senso, anche in senso di carota.

ci sarebbe tanto da dire e scrivere rispetto a quanto in "Torneranno i sogni?"; tutto ha un nesso di causalità, di lettura conseguente, di analisi di ciò che è stata la risposta immediata alle turbolenze dello sfaldamento e delle nuove emergenze, in tanti aspetti e tutto in una lettura coerente.

L'essere umani però, impone il rigore dell'analisi distaccata almeno in alcuni momenti della vita, in alcune fasi storiche, partendo anche dall'analisi di ciò che si è dato e di ciò che si è ricevuto.

La fase attuale, quella dei grandi temi sul tavolo, è una fase di straordinaria opportunità di discernimento, di analisi, di immaginazione del futuro, partendo dal presente e attingendo dal passato come buon compagno di viaggio, saggio e perito nell'esperienza, che ci consiglia senza interesse, tanto il suo lo ha già fatto.

"Altri diranno" diceva il nocchiero nell'annunciare il suo compito di riportare il poeta nel viaggio a ritroso,  nel mondo "delle anime ancora nei corpi, che lì sono, in terra," dove ogni giorno annotiamo lo scorrere delle vicende della Commedia terrestre.

Ecco, il mio compito è per ora concluso, si è chiusa una fase, "altri diranno". L'ultimo invito, o contributo di questa fase, lo dedico ad un tema molto importante, un esercizio di riflessione  per tentare di capire il passato, il presente e il futuro: le dinamiche di formazione della coscienza del mondo e il triste destino di coloro che raccontano i tratti disfunzionali del vivere,  senza filtri e senza marcature strette.

 

Cercando i Sogni (Cercando Te)

estratto dal "corto paper" 

- la fase post (riflessioni) - 

 

 

Ho già fatto cenno in premessa che la mia ricostruzione della crisi del mondo globale come l’abbiamo conosciuta e vissuta non ha trovato accoglienza in molte dimensioni di pensiero e collocazione sociale, soprattutto nella parte uscita “vincente” dalla lunga fase del globalismo mercantile.

Sono tanti gli scritti e gli approfondimenti sul tema della crisi del sistema globale, pochi avevano previsto ciò che sarebbe accaduto, molti hanno continuato ad ignorare il perchè l’economia globale ha creato così tante macerie.

Quello che più mi ha colpito è la mancanza di accettazione, da parte di un certo mondo accreditato, della visione delle cose che viene da un minuscolo presidio di pensiero e di riflessione.

E’ così che se diventa difficile attaccare lo scritto, è più facile attaccare chi scrive il cui obiettivo, onestamente, è stato quello di restituire un pò di verità e chiarezza  a tutti coloro che prima, nel mondo globale, hanno contribuito pesantemente a portare la carretta (nel concreto e non nella fantasia delle ipotesi) e poi, successivamente, non solo hanno subito le conseguenza di questa gigantesca presa di profitto, ma sono diventati uno dei problemi nelle società .

Umanità da accantonare e, in alcuni casi, da combattere se qualcuno alza la testa per esprimere il suo legittimo punto di vista.

Molti “intellettuali” e, più in generale, gli osservatori critici del proprio tempo storicamente hanno dovuto scontare le resistenze materiali e culturali nel momento in cui hanno espresso una visione non coincidente con quella più diffusa ed adottata nel contesto delle società, nell’ambito della cultura e della tradizioni dei luoghi.

L’istinto alla  conservazione dei posizionamenti sociali in cui materialità e spiritualità si saldano cercando di preservare i tratti distintivi del modello organizzativo sociale adottato non è caratteristica propria della sola modernità.

Nei tratti distintivi dei luoghi, non lo dimentichiamo, vive una dimensione economica che è quella che garantisce la possibilità di esistenza,  dove poi si sviluppa cultura e tradizione.

Sono luoghi, cioè gli spazi, in cui l’umanità esprime la propria dimensione individuale, seppur espressa nella dimensione collettiva, in cui vive sia il vivere economico che quello  culturale che si esprime ed è frutto del tempo evolutivo di quella civiltà.

E sappiamo che la tecnologia, quindi la tecnica, ha la caratteristica intrinseca di apportare modifiche al vissuto dei territori in cui l’umano vive, decretando molto spesso aggregazioni e distruzioni.

L’ambito culturale in cui una società vive determina il modo in cui le organizzazioni sociali, nei territori del mondo, definiscono il ritmo con cui accettare e recepire, se non cercare di sviluppare, il processo evolutivo della tecnica che impatta sulle condizioni del vissuto e quindi sulla cultura dei luoghi.

Nei territori del mondo il vissuto ha sempre definito, nel tempo, il modello sociale in cui convivono le regole scritte della legge convenzionale, che regola il rapporto tra cittadini e tra cittadini e Stato, con quelle più proprie della cultura in cui parte rilevante assume la dimensione della gestione spirituale.

Ogni qualvolta i tratti e le “regole” che definiscono gli assetti sociali nella loro totalità vengono messi in discussione, si attivano i meccanismi di “conservazione” che tendono a respingere il pensiero critico, non fosse altro per l’attitudine ancestrale dei sistemi collettivi di adagiarsi sulle costruzioni che vengono dal passato e per una generale, umana, resistenza ai cambiamenti che, sappiamo, incutono paura poichè l’istinto ordinario è sempre quello di conservarsi e di non rischiare. Di non lasciare il conosciuto per paura del non conosciuto. E di conservare le posizioni di potere e di privilegio acquisite.

In particolare possiamo definire l’evoluzione tecnologica come un processo ineludibile, una forza quasi incontrallata che ha origine nella dimensione stessa dell’umano che si è evoluto grazie all’intelligenza in un progressivo processo di potenziamento delle capacità intellettive che lo ha portato, in modo naturale, alla scoperta, a comprendere le regole della vita del mondo che ci circonda e ad esplorare quello che non conosciamo.

Una forza dirompente a cui si contrappone, o dovrebbe contrapporsi, una forza altrettanto potente, quella della dimensione spirituale, non materiale, in cui risiedono le qualità “regolatrici” della condizione di esistenza umana e soprattutto, del rapporto tra gli umani e la natura, cioè il contesto in cui viviamo. E il rapporto tra l’umano e il concetto di Dio.

In questi tratti si nascondono o meglio sono contenute le qualità che permettono di gestire la velocità del progresso nonchè si definiscono le qualità intrinseche delle norme che regolano il vivere sociale di rispondere all’esigenza del giusto che richiama accettazione che è la base per evitare i conflitti. Che invece portano nella direzione opposta all’obiettivo di fondo, quello della continuità di un vivere relazionale senza esercizio della forza.

Molto spesso, storicamente, le inefficienze che si determinano nell’ambito delle società, gli squilibri, trovano voce nelle attività divulgative degli spiriti che utilizzano gli strumenti propri della dimensione umanistica per esprimere la loro visione. Lo fanno attraverso le arti, la letteratura, la poesia, e poi il cinema, la musica, la rappresentazione e nell’esercizio del pensiero (piuttosto che nell'ambito di un'attività, come quella economica, più soggetta al vincolo delle norme e regole, anche competitive, rigide. Il che non esclude affatto che lo si faccia anche in quel contesto, oltre che fuori).

E così che nel tempo, gli spiriti illuminati (in qualsiasi contesto siano impegnati), cantori delle inefficienze e delle storture dell’umano in cammino nel suo percorso evolutivo, hanno trovato avversione, resistenza, espulsione, condanna. Hanno trovato la spada ad accogliere il loro pensiero.

Nonostante tutto, la coscienza morale che risiede nella dimensione non solo individuale, ma collettiva, ha sempre cercato di conservare la memoria e la visione di coloro che si sono in qualche modo “estraniati” dal loro tempo per raccontarne i limiti, le difformità rispetto al senso comune di eguaglianza e di giustizia. E se pensiamo alla differenza abissale nelle potenzialità comunicative con le epoche passate, ci rendiamo conto di quanto possa essere potente il pensiero critico quando si pone a servizio della conoscenza dei difetti e delle ingiustizie dei modelli sociali, al miglioramento delle condizioni individuali e collettive di vita.

E sono elementi fondamentali di progresso della collettività in cui la modernità e la tradizione convivono in modo relazionale e soprattutto nella dimensione evolutiva non statica che porta comunque i modelli sociali ad evolversi.

E’ caratteristica propria di ogni società quella di definire l’attitudine a recepire i cambiamenti, la modulazione del processo di accellerazione alla conoscenza che viene dalle istanze dell’evoluzione della tecnica e dell’essere che tanto impattano in termini di  relazioni all’interno delle società e tra le società, e poi anche con il mondo esterno.

E’ importante comprendere la relazione tra evoluzione tecnica, evoluzione dello spirito, evoluzione del vissuto e quello culturale negli spazi di vita in relazione con il tempo, in particolare il tempo del vissuto che detta i ritmi del quotidiano vivere. Nell’allungamento delle aspettative di vita che la tecnica contemporanea ha consentito,  il tempo del vissuto definisce l’ambito nel quale le vite si esprimono alla ricerca dell’equilibrio tra crescita individuale e rapporto con l’esterno, in primis con la cultura dei luoghi.

Il senso della necessità di un rapporto equilibrato tra  individuo e mondo esterno, soprattutto quello della tecnica, lo vediamo nel presente, dove la tecnologia ha accellerato i processi di trasferimento della “conoscenza”, delle esperienze, avvicinando culture e popoli. Ma che ha anche anticipato i processi di conoscenza rispetto alla maturità degli individui di recepire e gestire quelle informazioni. Lo vediamo nelle molteplici fratture nella vita di molti adolescenti e giovani, le cronache di tutti i giorni ne sono evidenza.

Quando i modelli sociali definiscono assetti e regole che producono disequilibri nel vivere sociale, quando si realizzano inefficienze, ingiustizie e vengono soffocati i tratti più umani dell’essere, iniziano i conflitti, l’evidenza del muoversi degli individui all’interno delle società dove cercano, in modo naturale, un miglioramento alle proprie condizioni.

Ecco quindi che nella velocità del tempo moderno, nell’intreccio di relazioni che si basano quasi esclusivamente sul parametro economico, diventa difficile “estraniarsi” dal contesto per osservarlo e raccontarlo,  poichè la distanza è la condizione direi quasi unica di posizionarsi per definire i tratti di un “corpo” sociale che non solo è materiale, ma ha anche una sua coscienza.

E così, come ho già detto, che ci sono stati spiriti in ogni tempo, nelle civiltà e nelle vite degli organismi sociali, che siano stati intellettuali o espressione di un contesto di appartenenza di gruppo o spirituale, che hanno saputo estraniarsi, esprimendo un’azione critica rispetto alle disfunzioni del proprio tempo.

Molti di questi spiriti  lo hanno fatto dando voce critica a ciò che di ingiusto c’era nei modelli sociali, hanno dato evidenza a ciò che era già nella coscienza dei popoli. E la coscienza dei popoli è cosa viva, ne recepisce il vissuto,  restituendo i frutti delle esperienze e gli insegnamenti trasferendoli nel tempo,  che così si tramandano a prescindere dalla capacità di quei pensieri di trovare un modo diffuso di veicolarsi tra i popoli nel loro tempo (per la forza di resistenza o di soffocamento che tendono a nascondere, riscrivere, confutare i tratti della realtà influenzando la coscienza sociale).

Pensate all’enorme differenza di potenziale comunicativo del passato rispetto ai tempi moderni, in cui le possibilità comunicative sono potenti, enormemente diffuse, garantendo una visibilità un tempo assolutamente sconosciuta.

Eppure è caratteristica del tempo moderno, e lo potete osservare facilmente, quello di superare vite ed esistenze di personaggi che hanno gestito molto potere, inglobandoli in un dimenticatoio e sostituendoli di volta in volta con i protagonisti di turno.

Quante volte i gruppi di influenza, di dominio e di potere, hanno cercato, proposto e affermato leader che poi sono caduti inesorabilmente nel dimenticatoio, pur avendo vissuto nell’epoca della ribalta e del bombardamento continuo nei canali di comunicazione?

E così che invece sopravvivono quelle figure che, nel tempo e nei tempi, hanno immolato anche se stessi per testimoniare non solo le storture dei modelli sociali, ma anche la via di affrancamento dal destino ineludibile dell’umano che è quello di combattere se stesso, la propria naturale tendenza a violare la dimensione della staticità in cui c’è sicurezza per affrontare il mare periglioso della conoscenza, della scoperta, del provare esperienze nuove, in un moto continuo di allontanamento dall’equilibrio che è sempre un punto di ritorno ma che si smarrisce molto spesso. Alla ricerca del successo materiale e del possesso. In questo contesto moderno dove tanti sono i contrasti nelle società e tra le società, in cui la potenza del mondo virtuale cerca disperatamente di affermare la prevalenza di leader in grado di essere serventi della visione di parte (almeno in alcune aree del mondo), si può riflettere sulla capacità di sopravvivenza nel tempo di molti spiriti che si sono battuti per denunciare le ingiustizie all’interno delle società, che hanno avviato percorsi critici finalizzati a migliorare le condizioni umane di tutti e che, in sostanza, hanno avuto non solo la qualità di “visione”, ma anche il coraggio di esprimerla senza pensare alle conseguenze proprie.  Per il solo senso del giusto. E così che sono diventati simboli.

E quale simbolo più grande, se non l’esperienza di vita del più grande spirito che l'Umanità abbia avuto?

Dopo aver raccontato la crisi del mondo globale così come l’abbiamo conosciuto, dopo aver constatato i disequilibri e le diseguaglianza prodotte nella fase economica globale, è giusto anche cercare di comprendere le motivazioni che spingono i processi di cambiamento all’interno delle società e nei modelli sociali.

Molti dei conflitti che viviamo nel presente hanno origini storiche, i tratti difformi sono ed erano già presenti, le voci e le testimonianze nonchè l’azione di molti spiriti del passato che hanno agito nel senso di apportare cambiamenti, hanno sortito un effetto, ma non l’effetto dell’affrancamento completo che parte dalla ricerca dell’equilibrio nella condizione individuale per trasferirla a quella collettiva in cui l’individuo deve vivere, non morire ogni giorno. 

E purtroppo ancor oggi nel tempo in cui viviamo in cui l’umanità ha raggiunto un altissimo livello tecnologico, una elevatissima capacità di ottimizzare le risorse, con una massa monetaria enorme in grado potenzialmente di muoversi e consentire il trasferimento delle risorse tra le genti e tra i popoli, si continua a morire, per guerre, per fame, per malattie, anche quelle dell’anima.

Per questo motivo, nella lotta di resistenza all’inerzia soprattutto all’esercizio  del pensiero, per stimolare il pensiero critico e supportare i processi di cambiamento che desiderano rendere l’umano più equilibrato nel rapporto tra dimensione tecnica e spirituale, nel rapporto tra individuo e collettività, nelle relazioni tra culture nelle culture, ripropongo il mio scritto sulla vicenda umana del più grande spirito dell'Umanità, almeno per me, visto nella sola dimensione della vicenda umana, che è quello su cui riflettiamo. In una versione molto originale.

Anche in questo nuovo scritto (nb: il corto paper completo) era mia intenzione, così come ho fatto in “Torneranno i Sogni”, proporre un insegnamento, una regola di vita che promana dai grandi spiriti del passato. Nella seconda di edizione del testo citato, ho eliminato l’addendum[1] , quello del “non preoccupatevi”.  Un principio in cui si invita l’umano a cercare prima la via interiore, possiamo chiamarla così, che ristabilisce l’esistenza di quel qualcosa che va oltre il vivere la condizione umana, per poi cercare il benessere materiale, che se c’è la prima, cioè la condizione spirituale, la seconda può esprimersi nella sua piena potenzialità di regalare gioia condivisa già qui in terra, nella certezza dell’esistenza di una vita da vivere.

In questo scritto voglio far riferimento al presente che è, invece, il momento della retrocessione.

Prima di affrontare il concetto del “non preoccupatevi”  è necessario tornare indietro al momento del giudizio, alla testimonianza dell’esperienza di quella vita che nella morte ha regalato la via della vita terrena, quella sociale, fornendo gli strumenti per viverla al meglio in modo condiviso. Ha indicato la via. E fornito gli strumenti per trovarla e seguirla, per praticarla.

Solo dopo la riflessione su questa vicenda, sulla sua straordinaria valenza contemporanea, nello scorrere del tempo in cui ogni giorno si ripropongono scelte simili, si potrà forse tornare alla dimensione del non preoccupatevi.

E così che nel tempo contemporaneo del reale dell’irreale, la forza dell’anima e dello spirito tornano nuovamente a manifestare la forza non umana ma divina del simbolo.

 

Leggi "la Forza del simbolo", anche questa fruizione, nell'aggiornamento contemporaneo
 

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