Eccoci qua
art. 1-2026
Certo, a volte si è affascinati dal peggio, ma mi sembra di capire che il peggio di questi tempi sia di casa. Naturalmente il peggio lo intendo nell’esistenza del tempo conflittuale, nella sua intensità ed ampiezza.
Infatti il tratto emergente di questa fase è il conflitto, non solo nella sua connotazione stretta e su questo siamo d’accordo. Il “conflitto” si è esteso alla parte economica nel senso ampio di indicare l’esistenza di nuove contrapposizioni di interessi che generano di conseguenza conflitti.
Ne ho già parlato a sufficienza, voglio dire che quando si affronta la riflessione sul tempo presente per aprire la finestra da cui osservare il prossimo futuro, non si può certo omettere di definire il tempo presente come “conflittuale”.
E quindi, tornando alla connotazione di peggio, è effettivamente così?
Dipende dal punto di vista (è sempre stato così, solo che oggi la piramide soffre di sovrappeso, tutto spostato nel basso e purtroppo le vie di fuga si sono quasi azzerate), ma oggettivamente il clima generale, non solo nostrano ma extraterritoriale, non è proprio di quelli distesi.
Quindi al peggio nella dimensione del tratto “psicologico” si aggiunge quella molto tangibile del vivere materiale. Anche qui, oggettivamente, si vive un periodo di turbolenza diffusa e capillare, a cui si contrappone la narrazione del dato sintetico degli indicatori macroeconomici che a volte validano le visioni opposte.
Siam sempre lì.
La novità da guardare con attenzione è il forte elemento di differenziazione sia tra aree che all’interno della stessa area nazionale. È un elemento di grande novità da osservare con attenzione anche se oramai, quando parliamo di mercati, la dimensione globale influenza il particolare, cioè le aree locali.
In ogni caso siamo all’inizio di un nuovo anno e, come di consueto, è dovuta una riflessione sul tempo presente che abbraccia il recente passato e l’immediato futuro, almeno dal punto di vista dello scenario di breve. Siamo infatti fermi nell’incrocio dei venti. L’incrocio in cui si dovrà decidere se prendere la strada della conciliazione, globale, o quella del conflitto che possiamo auspicare limitato ma che si può intuire anch’esso come globale.
La riflessione in queste righe è sui mercati finanziari, in particolare sul trading. Sappiamo però che quelli finanziari sono strettamente connessi con gli altri mercati in cui troviamo gli strumenti che, se non sono presente, certamente saranno futuro.
Ovviamente il tempo contemporaneo mi restituisce un favore, cioè di osservare “l’economia sociale” cioè il vissuto dell’economia quando si analizzano i mercati. Nel mondo reale si sono sviluppate alcune dinamiche entrate poi a gamba tesa sui mercati finanziari.
Perché riflettere su questi temi? Basta inserire un prompt su un programma di intelligenza artificiale per ottenere i dati sintetici a supporto dell’analisi dei mercati.
Scrivo perché l’umano esprime, nella sua singolarità e particolarità, che significa unicità, un pensiero e una lettura appunto “unica” in cui matura l’idea di sviluppo. E poi quella celata ma concreta e sostanziale esistenza della percezione intuitiva che esplora gli elementi restituendo una riflessione sul futuro.
Non entro nel merito del concetto puro di avversione all’operatività di trading che si basa sulle previsioni che, anche se di supporto al sistema statistico/probabilistico o tecnico, sono sempre un elemento di valutazione.
L’analisi contro-intuitiva è un elemento distintivo di alcune operatività di trading (o meglio di trader) molto performanti. Anzi, potrei dire in linea generale che se così non fosse, i vincenti sui mercati non avrebbero la contropartita dei perdenti.
La fase storica che viviamo è cruciale nel destino di molti e l’avvio dei percorsi di autonomia fuori dai canali tradizionali, dossi o diverso-dossi del vivere, è decisamente avversata, in una connotazione di avversione concreta che assorbe in sé anche il concetto di mancanza di strumenti per sviluppare iniziative nuove in contesti non tradizionali che hanno bisogno sia di risorse che di legislazione.
La sensazione è quella di essere in una fase in cui le pecorelle umane e sociali devono necessariamente rientrare se non all’ovile, nei recinti prestabiliti.
Lo è nell’evidenza di voler riscrivere a tutti i costi la storia e gli eventi secondo la propria visione. Un atteggiamento che ha il tratto distintivo nell’”azione”, quindi nell’implementazione di attività che muovono verso la direzione voluta e che quindi portano in grembo il concetto di “forza”.
Intanto un accenno ai mercati.
Continuo a monitorare i mercati e ho notato che non sempre vengono messi in evidenza i tratti propri dell’ultimo periodo, cioè la forte volatilità connessa con le notizie di diverso tipo, sia geopolitiche che di modifica strutturale dei sistemi produttivi e distributivi, in movimento.
Quindi non manca l’analisi macroeconomica o tecnica, quanto l’evidenza dell’impatto degli eventi spesso solo narrati sui mercati, ovvero sulla coerenza tra attività di supporto al trading consapevole e riscontro dell'efficacia degli strumenti quando le dinamiche dei mercati è tale da creare forti oscillazioni della volatilità.
Il concetto di forza di cui facevo cenno, che si contrappone alla metodica della concertazione (o mediazione) di posizioni differenti, opera sul mercato reale modificando le dinamiche “reali” nell’economia. Di conseguenza influenzano le dinamiche finanziarie che hanno la caratteristica intrinseca di amplificare ciò che succede nel sottostante.
Ecco quindi che è diventata cosa ordinaria osservare ampie oscillazioni dei prezzi in un arco di tempo molto contenuto.
Un’operatività che, mi sembra di capire, ha fatto saltare molte strategie e molti stop loss, anche se non ho la possibilità di contare le pecore.
Il concetto di forza, lo sappiamo, è molto importante dal punto di vista dell’operatività sul trading. Lo è sempre stato da quando i tecnici quantistici hanno evidenziato l’importanza della forza del trend.
Il concetto di trend è importante a prescindere dall’arco temporale in cui si opera, sia nel breve che nel multiday.
Il concetto di forza è legato alla volatilità e al tempo. Quando esplode nel breve, brevissimo tempo, generando una fortissima volatilità, le metodiche di trading vanno a farsi benedire.
È il focus principale di questi ultimi tempi, in cui gli eventi, reali o presunti, dal mercato reale hanno creato esplosioni di volatilità che hanno impattato fortemente sui risultati di trading a prescindere dalle strategie adottate. Qui dovrei fare una piccola riflessione sul concetto di utilizzo degli strumenti di analisi e direi di “supporto” e sulla relazione esistente tra attitudine al loro utilizzo e risultato finale.
È, naturalmente, una riflessione che parte dall’osservazione degli eventi frutto dell’esperienza nei tempi che furono, quelli cioè antecedenti alle crisi che si sono moltiplicate a partire da quella principale esplosa nel 2008. Metto da parte la riflessione approfondita aggiungendo solo che, a conferma di quanto ho osservato in passato, molto spesso l’impostazione di fondo di un’operatività (che sia di business, di trading o di altro che abbia insito il concetto di investimento per ottenere un risultato) è fondamentale molto più che utilizzare uno o più strumenti, fossero anche di tipo predittivo.
Tant’è vero che nel trading a volte non stare al mercato è la scelta migliore. Si chiama esperienza, che si sviluppa in un arco di tempo ampio osservando i fenomeni, ed in parte si può mutuare da chi ha vissuto gli eventi ed è in grado di trasferire se non l’esperienza (che non si trasferisce ma si matura) quantomeno l’impostazione operativa quando ci si pone di fronte a un contesto nuovo o che muta continuamente come accade oggi nei mercati.
Scrivo per offrire il mio punto di vista che è quello di chi non rifiuta a priori le impostazioni classiche, ma che ha compreso la necessità di sviluppare un proprio metodo di approccio all’analisi dei problemi.
Quindi non metodo di trading, ma metodo di analisi. Su tutto, dal cercare di comprendere come si muove l’economia a quella di impostare un’attività di business come il trading in modo efficiente, in modo che abbia senso il rapporto rischio/rendimento.
Nell’ultimo tempo (abbastanza ampio) non ho più scritto di economia nel breve. Molto di quello che accadeva aveva il tratto del provvisorio, di un qualcosa in itinere. Tant’è, in molte questioni abbiamo visto che non è successo nulla di rilevante, almeno nel breve. Mentre sui mercati finanziari ad ogni annuncio, ad ogni nuova situazione, la volatilità esplodeva in una direzione o nell’altra, salvo poi riportare il valore (o il prezzo) degli strumenti al loro punto naturale di equilibrio riassorbendo le inefficienze. Quindi attenzione, le oscillazioni di prezzo bruciano anche gli stop loss di protezione, cioè quelli messi più lunghi soprattutto nel multiday con lo scopo di eliminare le perdite causate dai rumori di fondo del mercato.
È una considerazione per me importante, in un certo senso restituisce realismo al concetto stesso di fare trading in modo corretto. Non si può prescindere da una strategia, è certamente necessario fare trading in modo consapevole utilizzando strumenti di supporto. Ma ho compreso che è molto più importante, almeno in questa fase (e almeno per me), individuare (o tentare di) in modo semplice le caratteristiche del “sistema di trading” in grado di centrare il risultato finale, unico per tutti, di incrementare il capitale iniziale.
Tornerò nel prossimo articolo brevemente sul concetto di previsione nel fare trading con due esempi, due strumenti: le coppie euro contro dollaro USA, e poi dollaro New Zeland (o Australia) contro yen Giapponese.
Uno spunto di riflessione su come le fasi economiche nello scorrere del tempo e il cambiamento degli scenari impongono la modifica del metodo di investimento e di stare (o non stare) a mercato.
Il passo successivo della riflessione dovrebbe andare nella direzione di comprendere quali sono i tratti del tempo presente, dove tempo lungo e corto si intrecciano tra di loro e poi intuire o discernere il tema di fondo che ci accompagna in quest’epoca conflittuale, dove sono molti i “rumori” di fondo che distraggono, creano confusione, magari solo per nascondere la musica che oramai è dentro le moltitudini, quella della convergenza alla soluzione dei problemi che parte in primis non solo dalla comprensione dell’altro ma dei limiti al “dentro” che è proprio delle posizioni spesso troppo di parte.
È, ed è evidente, un accentuarsi delle posizioni di contrapposizione non solo tra alto e basso, ma all’interno degli stessi comparti, dove uno dei problemi di fondo è la rigidità nel ricondurre i fenomeni oggi in piena trasformazione all'interno delle metodiche classiche.
È evidente che in uno stretto non può più essere ricompreso un qualcosa che si espande, è in sostanza la contrapposizione di due movimenti opposti: l’espansione, che va in una direzione, il ricondurre, che va nella direzione opposta.
E quando parlo di espansione parlo del processo di presa di coscienza della propria condizione di "umano sociale" a cui si collega l’aumento della percezione dell’esistenza consapevole che porta alla ricerca del miglioramento generale di vita, sia nell’esercizio dei diritti materiali che quelli più propri dell’essere.
Un processo di entropia, quello in atto, che spinge all’allontanamento dalle configurazioni standard del vivere e che è ancora alla ricerca del punto di approdo, che non c'è perchè è in formazione o lo sarà se si convergerà sull'obiettivo che qualsiasi mondo pacificato è sempre meglio del miglior mondo conflittuale.
Appunto, siamo oggi in quel mentre, quello del mondo conflittuale.
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«a volte non si è in difficoltà,
si è solo affascinati dal peggio.
però si ha il vantaggio di essere pronti
quando il peggio diventa la normalità»