a differenza di quanto fatto nel recente passato in cui Vi invitavo a scrivere la vostra versione dell'articolo "La Forza del simbolo", lo ripropongo oggi non per offrire (ribadire) una versione alternativa rispetto alla tradizione del periodo, ma, al contrario, perchè il sacrificio umano del Cristo ha una valenza straordinaria non solo nella dimensione dell'oltre, ma del "terreno" che ciascuno può sperimentare anche nella contestualità del tempo vissuto. 

 

tratto da:

Cosa Succede in Città

Appunti di viaggio 

sezione società e cultura

La forza del simbolo
(ristampa) 29 marzo 2026

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DiversaMente

-Cosa Succede in Città
volume I
ristampa 29 marzo 2026

La Forza del Simbolo

"Questa sera la mia riflessione è su un aspetto molto importante della nostra vita attuale: la comunicazione che spesso veicola la forza e l’importanza di un simbolo, come oggetto per raggiungere l’obiettivo informativo, per trasmettere il messaggio.

Allora torno molto indietro nel tempo e non posso fare a meno di riflettere su quello che ci ha lasciato il più grande uomo che sia mai esistito, Gesù: lo ripeto sempre, chi non ha fede dovrebbe approfondire gli insegnamenti che ci ha lasciato, di una profondità e di una conoscenza tale delle dinamiche dell’uomo nella sua interezza, che anche il più erudito, colto e scettico intellettuale si convincerà che è la conoscenza di chi l’essere umano lo ha creato.

Ma la riflessione di questa sera è sull’importanza e la forza, soprattutto, del simbolo, di quanto le scelte di comportamento possano essere dirompenti nella loro valenza simbolica. Una forza distruttiva che però è, al tempo stesso, l’essenza e il cemento della costruzione, cioè gli ingredienti della vera forza che può stringere in un unico abbraccio l’intero universo: la forza dell’amore. L’amore ha una sua componente essenziale nella pace, nell’abbandono del conflitto, fino a ridurre in briciole qualsiasi opposto, forza coercitiva, violenza, imposizione, qualsiasi velleità di dominio. Della vicenda umana di Gesù, del suo tragico epilogo, cosa rimane nella nostra mente, nella nostra coscienza, nel nostro animo, nei nostri sentimenti? La violenza criminale di chi ha frustrato a sangue, oltre ogni misura, la miope e ancor più violenta volontà di ricondurre un uomo pacifico, che predicava amore e solidarietà, all’ordine costituito del tempo? Cosa ricordiamo degli scribi, incapaci di comprendere la dimensione rivoluzionaria del messaggio di un uomo in grado di comprendere la nefasta azione delle strutture formali, che impediscono a ciascun individuo la realizzazione del proprio destino, del viaggio nella vita secondo l’indole, i   talenti e le specificità che gli sono propri? Ricorderemo chi è stato avverso: agli insegnamenti che si basavano sull’accettazione dell’altro e sulla diversità, a chi concepiva la solidarietà reciproca, cioè predicava l’amore? No, ciò che rimane è l’enorme messaggio di amore di Gesù, la sua accettazione del dolore, il suo modo pacifico di riaffermare, anche di fronte all’estrema sofferenza, la sua non umana capacità di rifiutare  qualsiasi tentativo di violenza, qualsiasi misera e miserevole offerta di utilità, fosse anche semplicemente di accondiscendenza, rispetto al rifiuto dei propri principi, del proprio pensiero, dei propri insegnamenti, non finalizzati a un’utilità propria, ma regalati, donati, a ciascun essere umano, con Lui e dopo di Lui.

E così, tutte le figure, anche quelle incapaci semplicemente di coraggio, non solo naufragano, ma restano seppellite dalla storia, ricordate, nei secoli, come incapaci di comprendere il messaggio d’amore, ricordate solo come carnefici. Ogni essere umano, dovrebbe guardare e tenere bene a mente ciò che è successo a Gesù, dovrebbe guardare non una volta, ma cento, mille volte, la scena in cui il più grande uomo che sia stato sulla terra, è stato frustato a sangue: un uomo che predicava amore, solidarietà, libertà dell’essere, perdono, pace, in un’unica parola, amore, che mai e per nessun motivo poteva e doveva subire un trattamento simile. Si tratta della più grande ingiustizia della storia del mondo, che dovremmo tenere sempre a mente quando riteniamo di stare subendo un’ingiustizia. Cos’è l’ingiustizia che abbiamo subito rispetto a quella subita da Gesù? Nulla. Per questo il nostro atteggiamento, pur nell’ambito dei limiti che ci sono propri, non può essere che quello dell’accettazione e in questo ritroviamo il senso del porgere l’altra guancia. Cosa può rappresentare una piccola ingiustizia rispetto a quella enorme subita dall’Uomo, un uomo che, per di più, ha donato, attraverso il suo sacrificio, il più grande tesoro che possiamo desiderare: la chiave di lettura per la ricerca della felicità più piena, attraverso l’amore per il prossimo, chiusa in un messaggio che ha assunto il più pieno valore proprio grazie al suo sacrificio. Sacrificio che ha  relegato, per l’eternità, i suoi carnefici, al ricordo dei posteri come coloro che non solo non hanno saputo riconoscere l’amore, ma l’hanno deriso e, in definitiva, hanno cercato, secondo la loro visione, di uccidere l’essenza della vita, ciò che ci distingue nell’universo, ciò che è, al tempo stesso, strumento e fine della nostra esistenza.

Ma c’è una differenza enorme tra chi è stato, chi è, chi sarà: i primi non sapevano, hanno avuto una maggiore difficoltà perché immersi nel loro presente, che poi è stratificazione del loro passato. Potevano comprensibilmente non essere in grado di capire, in qualche modo erano protagonisti necessari, ancorché avversi, del destino dell’Uomo.

Oggi, e domani, no: il sacrificio dell’uomo è, sopra ogni cosa, elemento di riflessione, di maturazione, di analisi, di comprensione che l’avversione, l’odio, la violenza, l’annientamento del prossimo, non possono avere residenza e relegano, in modo indissolubile, chi li esercita alla condanna della memoria, nel breve termine e nel futuro.

La vicenda umana di Gesù è stata, senza alcun dubbio, la più grande dimostrazione del valore simbolico di un comportamento, che sopravviverà nei secoli.

Ha avuto tutti contro.”

a differenza di quanto fatto nel recente passato in cui Vi invitavo a scrivere la vostra versione dell'articolo "La Forza del simbolo", lo ripropongo oggi non per offrire (ribadire) una versione alternativa rispetto alla tradizione del periodo, ma, al contrario, perchè il sacrificio umano del Cristo ha una valenza straordinaria non solo nella dimensione dell'oltre, ma del "terreno" che ciascuno può sperimentare anche nella contestualità del tempo vissuto. 

Scrivete la Vostra versione della forza del simbolo, ma il mio invito è quello di fare anche una riflessione sulla coscienza sociale, sul modo in  cui si forma, viene modellata e a volte violentata. C'è molto del senso del vivere, concreto, del mondo contemporaneo, del punto della Storia in cui siamo arrivati.

Ha il senso concreto di comprendere la necessità di capire bene le dinamiche del mondo sia sociale che economico in una fase in cui, a prescindere dalle narrazioni manipolate, l'osservazione di quello che accade nei territori e nel mondo è evidenza della distonia tra palco e realtà. Nella graduazione della complessità che deve sempre andare a guinzaglio della semplicità nell'espressione dei fenomeni di fondo per farne comprenderne l'origine, naturalmente secondo la visione propria.

Guardate quante analogie ci sono nel contesto sociale, tra passato e presente: la difesa della propria posizione, avversata in quanto non convenzionale e in linea con quella offerta dalla declinazione prevalente; il senso del "vero" nel rappresentare e dare voce alla coscienza sociale che spesso rimane soffocata nell'ambito della prevalenza degli ordinamenti e "posizionamenti"; la capacità di staccarsi per osservare i tratti propri "sociali" senza uno specchio ma con la profondità, se vogliamo "divina" (in ciascuno di noi) della percezione dell'anima; la forza del non convenzionale, cioè del superamento della codifica nella misura in cui si riafferma la prevalenza di una "sostanzialità" del concetto di bene. E poi, ultimo ma non ultimo, l'utilizzo smodato della forza come strumento punitivo da cui si evince la volontà  di percorrere la via del male materiale per superarlo e convogliarlo alla ricerca della punizione del pensiero e dello spririto. E' talmente tanto violenta l'azione di flagellazione materiale che traspare in modo evidente l'obiettivo di colpire, e frustare a sangue,  la dimensione spirituale, intellettuale, che si cela non solo nel pensiero avverso, ma nel pratico del vissuto in cui si superano le figure formali per affermare la sostanzialità del bene. C'è, nell'universalità della forza del simbolo, la viva dimensione dell'eternità e immortalità del suo insegnamento che travalica i tempi del vissuto.

C'è molto del passato nel presente, nel riproporre la conflittualità del vissuto nel materiale e nello spirituale. 

C'è molto di analogo, tra passato e presente, nel ripoporre le stesse istanze, le stesse "richieste" che vengono da un "mondo" che vuole con la forza affermare la prevenza delle sue impostazioni, in cui scompare la voce di tutti coloro che, nell'autonomia, offrono con onestà e dignità la voce alla propria visione del mondo che spesso coincide con la voce della coscienza sociale.

Buona lettura

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