il Signore delle formiche
ristampa da "Cosa Succede in Città"
bellissimo film che ripropone, a distanza di 60 anni, la problematica del disallineamento delle sensibilità, delle culture e del vivere, all'interno delle società, della nostra società in particolare, perchè la vicenda storica da cui trae origine è italiana e il dato geografico non è secondario. I territori infatti, con la loro storia, connotano fortemente i tratti culturali di un Paese.
Non mi sento di affrontare la vicenda storica che ha ispirato il film come rapporto tra singolo, o singoli, non omologati ai tratti comuni della società. Vedo piuttosto marcata la problematica, sempre attuale, dell'incapacità di annotare l'esistenza di differenti modi di intendere la vita, il pensiero, le relazioni, l'amore. E' certamente una vicenda che ha dell'attualissimo non tanto nella specificità della storia che oggi trova invece ampia casistica, quanto nel tratto confliggente tra pensiero omologato e ciò che di volta in volta si trova al di fuori della cultura prevalente. Non solo, dirò di più, a volte le specificità delle organizzazioni sociali fortemente caratterizzate dall'elemento economico in cui la velocità con cui si modificano e si evolvono i rapporti e le relazioni economiche pone spesso la problematica della conciliazione tra casistiche normate e prassi, creando conflitti non solo sui grandi temi della vita ma anche sulle più ordinarie problematiche quotidiane.
Quella dell'accettazione della diversità passa in primo luogo attraverso la determinazione della non esistenza della diversità, cioè in sostanza, culturalmente, assumere diverse connotazioni è ordinario. Resta certamente il problema non tanto dell'accettazione, quanto del risvolto pratico nelle questioni del vivere nel momento in cui le società codificate, cioè basate su codici e controllo, necessitano di legislazione affinchè le diverse connotazioni trovino condizioni di esistenza.
Ma tornando al film emerge, dal racconto, il tratto di gentilezza che si contrappone allo scontro duro della realtà del tratto affliggente, nel contrasto che caratterizza la vita tra ineludibilità della morte e dell'amore. Certo, perchè c'è morte in quanto c'è vita, c'è vita perchè c'è amore. Ecco che ritorna l'amore come centro del nostro universo, amore per la relazione, amore per il sentimento, amore per la verità, amore per il pensiero, amore per la giustizia, amore che però trova la morte in ogni momento e in tutti gli atti in cui le necessità dell'omologazione, del pensiero radicato che non accoglie, della cultura che determina ciò che è buono e cattivo oltre la convenzione, cassano la diversità, la inondano d'acqua spegnendo ogni fuoco del tratto umano. Nella gentilezza dei personaggi quello che risalta è il linguaggio dell'anima, la poesia, la letteratura, la filosofia. E la musica assume il suo tratto discreto emergendo solo in alcuni momenti con la sua devastante forza di penetrazione interiore, come mezzo che unisce l'anima, i corpi, con tutto ciò che li contiene e li circonda.
La storia che ha ispirato il film è di una contemporaneità eccezionale e ci mostra in modo chiaro come l'evoluzione delle organizzazioni sociali sia lento, le strutture di base portanti si modificano con lentezza allo stesso modo con cui le basi culturali, e giuridiche di riferimento, trovano difficoltà a rinnovarsi, mentre lo spirito e l'umano trovano necessariamente, contestualmente mentre vivono, condizioni di continuo rinnovo, di cambiamento.
Ma mentre in passato le problematiche della diversità tra omologato e diverso potevano individuarsi in alcune connotazioni dell'essere, oggi l'avanzamento tecnologico e l'attraversamento della fase globalizzata, hanno portato modifiche all'interno delle sensibilità mettendo in crisi i sistemi di fondo, civile e spirituale, delle nostre società. Con la necessità del cambiamento che è all'origine di parte degli scontri attuali all'interno delle società.
Ecco, in ultimo, quello che ci portiamo dentro alla fine del film, è quel sapore amaro, di un amore non compreso e, soprattutto, non vissuto fino in fondo, un amore avversato che ci porta a riflettere sul punto cruciale di tutti i punti: il perchè, in molte società, in molte culture, in molte sensibilità o non sensibilità individuali, è molto più facile togliere che aggiungere.
Quando aggiungere, in realtà, non è un posto a tavola che teoricamente ha un suo limite materiale, ma solo amore che è, semplicemente, infinito. Basta trovarlo. Non si chiude all'amore, non si chiude un amore, non si chiude mai il tratto intellettuale del pensiero, della filosofia, della letteratura, della poesia, non si chiude mai all'anima, impedendole di esprimersi.
Non si costruiscono muri che separano, respingono escludono e che delimitano gli spazi in cui da una parte c'è glorificazione dell'appartenenza, dall'altra afflizione e la lotta dell'altro non omologato, differente. Quando appare il muro, fosse anche di carton gesso, dovrebbe nascere all'interno dell'appartenenza la comprensione che è necessario appendere qualche specchio per maturare il desiderio dell'abbattimento per respirare aria nuova.

SEZIONE Cinema
tratto da:
Cosa Succede in Città-Volume IV
Appunti di viaggio
sezione cinema
il sesto senso
Il sesto senso
"il sesto senso" (The Sixth Sense - Il sesto senso / Film anno 1999), l'avete visto? tra immaginazione e realtà, a volte non sappiamo se quello che viviamo è vero oppure come non dissi io, è tutto un sogno?"il sesto senso" (The Sixth Sense - Il sesto senso / Film anno 1999), l'avete visto? tra immaginazione e realtà, a volte non sappiamo se quello che viviamo è vero oppure come non dissi io, è tutto un sogno?
l'area temporale, cioè lo spazio del tempo moderno che attraversiamo, produce molti di questi effetti di apparente distonia tra ciò che immaginiamo e viviamo.
Il tempo del cambiamento, di vita e soprattutto lavorativo, in cui si percepisce la difficoltà del futuro a prendere forma, produce deserti e oasi che i viaggiatori in transito, noi, attraversiamo a volte con il miraggio della fonte d'acqua.
Possiamo spaventarci di fronte alle sfide del presente per concretizzare il raggiungimento della meta desiderata in cui le forze dei grembiulini stirati tentano di deviarci per trasformarci in cittadini del loro mondo? Dipende certo da noi, anche se non tutto, ma a volte basterebbe così poco per concretizzare aspirazioni, desideri e sogni, semplicemente lo spirito di disponibilità da parte di chi può, di distaccarsi dalle fratte perniciose dei pensieri, dei metodi, delle procedure e delle impostazioni che vengono da un passato che rivendica, a piena voce, il diritto al suo meritato riposo.
Ecco, continuo a presidiare, alimentare, innaffiare con ciò che posso, questo luogo di transito delle idee nel futuro vissuto giorno per giorno, nel presente.
Spero che anche i più strenui difensori del pensiero unico prendano coscienza della necessità di riconoscere la esistenza di altri punti di vista che non possono essere ignorati nè combattuti nella necessità di esprimersi, di confrontarsi, di maturare, infine, nuove vie.
