9. Aprile 2026

metodo e conoscenza

Impegno, metodo e conoscenza - ristampa articolo su Cosa Succede in Città/Vol. IV

8 aprile 2026

Proseguo nel cammino che ci porterà a riflettere sui sistemi di vita del presente, cercando di delinearne i tratti con una fotografia che ha anche il desiderio di offrire una prospettiva sul futuro che, sappiamo, è in costruzione. o distruzione o contemporaneamente entrambe le fasi. Lo vedete e dovrebbe essere chiaro, oggi più che mai e anche se i punti di osservazione sono sempre più presidiati e girarsi a raccontare ciò che si vede da un'avamposto ha in sé il tratto della follia. Già, che confligge non solo con il senso comune, ma in generale con ogni forma di Iban. Prosegue la ristampa degli articoli con le mie riflessioni, per poi far scendere di nuovo in campo i miei amici, a partire da quel Nobody che più di ogni altro ha esplorato le vie del digitale, nel suo viandare nomade e pervicace nel seguire la sua via di vivere ed immaginare il futuro. insensibile ai tanti calci nel sedere e alla logica ferrea dello sputo, così come si vuole dove tutto duole. In attesa di dante e don Chisciotte, ecco a voi una piccola riflessione sul metodo della conoscenza.  

Impegno, metodo e conoscenza

Apro necessariamente una parentesi perché chi si trova non impegnato attivamente all’interno del contesto “politico”, né ha un preciso riferimento ideologico, inteso come collocazione in gruppi che hanno nell’esperienza storica di pensiero il loro riferimento, ha un problema generale di accettazione intellettuale in quanto la scelta di non collocarsi parrebbe essere riconducibile ad un atteggiamento di “comodo”, di chi non si espone. Una sorta di evoluzione del saggio sul fiume in attesa che passi il cadavere. Oppure che si tratti di mancanza di umiltà. In realtà sappiamo che il cadavere che passa non è mai morto né di sonno né di stenti, ma magari è un prodotto della rottamazione veloce propria della nostra dimensione competitiva moderna. E i contesti attuali di rappresentanza, molto dinamici e spinti nel quotidiano, non nel lungo, hanno una fortissima attitudine a divorare esistenze “politiche”, facendole scomparire. In realtà tutta la vita è un percorso di ricerca e di conoscenza, di scoperta dell’universo dentro e fuori di noi, in una dinamicità che naturalmente non può prescindere dal vissuto quotidiano se non altro per l’espletamento delle funzioni necessarie di sussistenza e poi, per le esigenze materiali dello spirito, cioè dell’essere umani.

Quando viviamo ci scontriamo (non nel senso di conflitto) con le strutture sociali, politiche e di pensiero. Molto di ciò che non abbiamo compreso è che non sembra più possibile confezionare prodotti standard del pensiero, ma quello che deve guidare nella visione strategica e poi operativa del futuro, è un setup dell’anima e dell’intelligenza, in grado di regalare equilibrio nelle decisioni, cioè capacità di definire priorità, obiettivi da raggiungere, decisioni contingenti per risolvere i problemi nell’immediato.

Ecco perché nell’osservazione esterna di chi esprime un parere utilizzando i canoni tradizionali della cultura di collocamento, ciò che risalta è l’apparente contraddizione del pensiero, quando invece la relatività è solo conseguenza di un diverso modo di approcciare la dimensione materiale e spirituale, cioè intellettuale; in sostanza l’evoluzione del tratto culturale proprio che è sempre in movimento.

Certamente, se non si definiscono le priorità, è difficile trovare anche una recondita sorta di coerenza che invece è necessaria per non trasformare le valutazioni ed i pensieri in un’autonoma e personalistica visione del mondo. Non bisogna confondere, a mio avviso, la diversità delle soluzioni, delle “ricette”, con la diversità del pensiero da cui ha origine quella scelta.

In sostanza deve formarsi quella capacità di analisi, la saggezza nella lettura degli eventi della vita, che sono elementi culturali diffusi in una società “equa” che ha come obiettivo quello di non lasciare indietro nessuno. Obiettivo che sembra essere non propriamente condiviso dalla generalità degli attori nelle nostre società, dove la dimensione competitiva ha la specificità di produrre molte fratture e molte sofferenze.

Quello della competitiva è elemento centrale nella dimensione evolutiva delle società del futuro, un futuro neanche troppo lontano. Aggiungo, in ultimo, che l’evoluzione del pensiero è un percorso dinamico e che nel corso dei secoli il fattore esperienziale si ripropone sempre non solo nei fatti materiali, ma anche nel vissuto dell’anima e dell’intelletto.

Ciò che è codificato e che ha trovato materialità ad esempio negli scritti, è frutto non solo del modo di percepire e sentire il proprio tempo, ma anche di esserne influenzato. La riflessione esperienziale è invece propria dell’anima, dell’intelligenza e della sensibilità che ci sono proprie, un setup che non va “disturbato” preventivamente ma che produce frutti che poi successivamente possono fruire dell’esperienza del confronto nell’approfondimento storico vissuto in modo completamente diverso, cioè con gli strumenti che l’intelligenza intuitiva ci ha messo a disposizione per meglio comprendere le dinamiche proprie in cui quella storicità di pensiero ha trovato la sua consistenza e configurazione. Confezionando un prodotto del pensiero che, una volta consolidato, non ha paura del confronto. Ritengo sia un punto della riflessione intellettuale molto importante perché contribuisce a definire l’atteggiamento verso la costruzione del modello formativo sin dalle prime fasi di vita dell’apprendimento all’interno delle società.

Apprendere l’atteggiamento critico al pensiero, alla sensibilità dell’anima, a decifrare i tratti salienti dell’esperienza in cui si rinnova il quotidiano per bilanciare, negli atteggiamenti concreti, l’evoluzione storica del pensiero e dei principi che con essa viaggiano come fossero elementi sulle acque di un fiume, con le specificità del tempo contemporaneo vissuto nel momento in cui sono stati prodotti.

Solo in questo modo, a mio avviso, si riuscirà a costruire la società della consapevolezza in cui la conoscenza prescinderà dalla condizione di possesso che il tempo moderno ha già contribuito a modificare nel momento in cui si è cominciato a prendere consapevolezza del valore dei prodotti di esperienza.

questo processo evolutivo può e deve procedere nel senso di allargare la portata innovativa che trasferisce quella comprensione dal singolo all’insieme. il cui primo step è, certamente, la possibilità della scelta, non la società della prevalenza di un tratto, ma quello della composizione unitaria di più tratti che ci distinguono e che hanno pari dignità in quanto non dipendono da un avere, ma da un essere. 

Questa è la sfida.

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articoli tratti da 

Cosa Succede in Città

Il nuovo mondo dei diversi mondi

tratto da: Cosa Succede in Città-Volume IV Appunti di viaggio anno 2025 -nexthing verso il futuro Il nuovo mondo dei diversi mondi-anno 2025 (ristampa 2025) / 12-3-

Quel posto che non c'è  (rist. 12-3-)

tratto da: Cosa Succede in Città-Volume I Appunti di viaggio anno 2021-23 -Finiranno gli incubi?- Quel posto che non c’è-anno 2022 (ristampa  24-7-2025)

Nel mondo dei CHI (rist. 12-3)

Appunti di viaggio nexthing verso il futuro Banane Republic 

Il sesto senso (rist. 17-3-) 

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Eccoci quà 

articolo 1 del 2026, riflessione sui mercati tra 2025 e  2026

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my books

Torneranno i sogni? globalizzazione, nascita e declino

una ricostruzione della crisi del mondo globale, dal mio punto di vista.

 paper di Economia sociale

La logica di massimizzazione estrema dei profitti avulsa da obiettivi sociali è stata alla base del processo di globalizzazione senza regole, che ha distrutto buona parte della nostra manifattura e del terziario. Così, dopo la crisi economica iniziata nel 2008, il quotidiano di tanti si è deteriorato, i sogni di molti sono scomparsi. È scomparsa la mobilità sociale, essenziale per definire percorsi di vita, per raggiungere obiettivi, quelli che potremmo semplicemente chiamare sogni. La formulazione di una visione su ciò che ha contribuito a determinare il disegno sottointeso all’economia globalizzata, il cui unico fine è stato quello di massimizzare i profitti, è la parte centrale di questo lavoro.
Una narrazione non condizionata, libera, che può aiutare a capire il passato e, se vogliamo, può contribuire a immaginare il futuro.

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