13. Aprile 2026

DiversaMente

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Il concetto di "duro" riferito al lavoro è, nel concreto, molto spesso se non sempre, solo un concetto della mente, il frutto di una cultura che ha i suoi parametri costruiti nel tempo e che naturalmente evolve in base alla tipologia di lavoro. ma nell'epoca e in un'area geografica continentale in cui sono prevalenti le "offerte" il cui contenuto principale è il servizio, il concetto di duro ha molto il senso della relatività dell'omologo succedaneo fallico.
quando si esercita un'attività in modo coordinato con un obiettivo desiderato, quando si pratica ciò che piace, ciò per cui si ha attitudine, ciò che si desidera, il concetto di lavoro si spoglia della coibentazione "grafica", della veste dell'esercizio fisico, della pratica mentale accellerata, delle deviazioni psicoanalitiche serventi la visione gerarchica, per assumere la veste dell'empawerment, cioè della condizione ottimale di condivisione delle azioni.
Sul concetto di "impiego" di risorse collettive per attività ritenute realmente "utili", soprassiedo, sempre con la logica di disarmare l'attacco e conservare la difesa. Così come passo oltre il concetto di diritti maturati nel corso dei decenni, molto spesso espressione di un rovescio che oggi nella fase di riduzione dei valori complessivi saremmo chiamati a compensare nell'implementazione di attività psico fisiche che hanno l'unico obiettivo quello di non far pensare.
In una fase eccezionale di specifiche condizioni ambientali, ho lavorato con eccezionale intensità, il massimo che potevo fare tenendo conto che la produzione intellettuale e artistica, si origina nell'individualità che è fonte del prodotto che non segue un gusto target, esterno, così come è proprio in quei lavori che al contrario partono dall'analisi di marketing e ne ispirano la produzione. L'individualità non può sdoppiarsi e sparire nella fase finale e successiva di collocazione del proprio lavoro, sarebbe incongruo e direi semplicemente impossibile.
Ciascuno è libero di valutare il lavoro altrui, ci mancherebbe, ma la "fisiCittà" della produzione realizzata è talmente tanto evidente che nessun strumentale silenzio può renderla indifferente. Anzi, è esattamente l'opposto, rende evidente quella celata accidia di fondo che vuole azzerare ciò che si è originato nell'indipendenza, nell'autonomia, senza essere servente di una collocazione. Il che non significa la compiutezza della dimensione tecnica, anzi, si è sempre in evoluzione, trasformazione, in crescita. ma forse è proprio questo il vulnus principale, l'errore culturalmente imperdonabile, di non guardare le vie del futuro, fermandosi alla contabilità del presente racchiusa in un check list che sa tanto di framework. tant'è.
Ho compreso che pur nella versione beauty case, alcuni punti devono restare fissi, continuamente consultabili, sperando facciano opera di persuasione silente, ma ferma. d'altra parte siamo nel pieno della fase di completa riformulazione della società occidentale, in cui le palline da tennis vagano nel contenitori sociali bombardando corpi e teste dell'umanità sotto gioco, che è la maggioranza numerica.

Saranno residenti qui, anche se con la valigia in mano pronti a migrare in un'altro luogo, dove offrirsi alla fruizione,  alla penetrazione culturale, autentico dono, da praticare nell'autonomia e nella libertà.

COSE IN CITTA'
i miei non sono articoli da "quotidiano", da "giornale" detto comunemente, che ha le sue logiche di produzione che guarda necessariamente la parte commerciale e il tratto economico. sono scritti, singolarmente, meno di un saggio ma, spesso, molto più di un articolo. ecco perchè ritengo (anche con mia sorpresa rispetto a quando ho iniziato) di aver prodotto tanto, soprattutto nella numerosità degli argomenti e dei concetti sviluppati che, come ho avuto modo già di dire, quando il senno rientrerà nelle corde, nelle anime e nelle menti dei gestori del potere di questo "mondo" e la conflittualità retrocessa nei meandri reconditi in cui dovrebbe essere collocata, spero di organizzare in modo più sistematico di quanto non fatto. La scrittura al momento è ferma, sia per la necessità di vivere nuove esperienze nel mentre il futuro si forma nel presente, sia per la consapevolezza di aver scritto a sufficienza sul passato e sul presente. C'è un ulteriore elemento da considerare e riguarda anche la situazione personale, umana, di chi non solo desidera ma ha necessità dell'alternanza dei momenti di impegno e di pausa, che dipendono anche dall'intensità e dalla fatica profusa nel vivere i momenti di creazione. Per comprendere, fate questo esperimento: affittate la macchina sparapalline da tennis utilizzata da Agassi quando si allenava da piccolo con il padre, mirate alla vostra testa, nel mentre mettetevi al computer e scrivete. Se lo fate ditemi quanto resistete. Io ometto di dirvi il mio di tempo, sono troppo attaccato alla dimensione fallace, incompiuta dell'essere profondamente umani, nel vivere e nel desiderare. Per questo mi spaventa quanto prodotto. per questo desidero il momento di pausa in cui la lingua possa godere del sollazzo del sole in cui può riposare in santa pace, sperando finalmente di poter vivere in pieno l’amore per farlo, come sempre, ognuno come gli va

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Una narrazione non condizionata, libera, che può aiutare a capire il passato e, se vogliamo, può contribuire a immaginare il futuro.

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